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Fiat estende contratto Pomigliano, e applica art 8. FIOM sarà esclusa

Fiat Group Automobiles ha disdetto tutti gli accordi sindacali vigenti, perché vorrebbe estendere il contratto di Pomigliano a tutti gli stabilimenti. Sarebbe "l'applicazione per la prima volta nel Paese dell'articolo 8" fa notare Landini, e la Fiom rischia di essere esclusa.

Dal 1 gennaio 2012 tutti gli accordi sindacali vigenti con Fiat Group Automobiles sono disdetti, così come "ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto" in tutti gli stabilimenti automobilistici italiani, come spiegano fonti sindacali. Il Segretario Confederale della CGIL, Vincenzo Scudiere, spiega che il "vero obiettivo" della Fiat sembra essere "quello di estendere il contratto di Pomigliano costruendo così, per questa via, il contratto nazionale del gruppo". Questa scelta, oltre al rischio per i lavoratori di veder ridotti i propri diritti, come potrebbe osservare qualcuno, "porterebbe inevitabilmente all'esclusione di un sindacato fortemente rappresentativo come la FIOM CGIL dall'esercizio dell'attività sindacale negli stabilimenti del gruppo automobilistico". "Se così fosse - prosegue Scudiere - non ci potrebbe che essere la nostra contrarietà: la CGIL è un'organizzazione che continua a credere nel pluralismo sindacale come diritto democratico e costituzionale dei lavoratori" che, aggiunge "devono continuare ad essere liberi di scegliere e farsi rappresentare dal sindacato che vogliono". Prima del comunicato del Lingotto, che spiega di recedere, dal 1 gennaio 2012, "da tutti i contratti applicati dal gruppo Fiat e da tutti gli altri contratti collettivi aziendali e territoriali vigenti", Maurizio Landini, segretario della FIOM CGIL, sottolineava, intervenendo in un'assemblea regionale dei delegati dell'organizzazione a Torino, che "finché c'è lo Statuto dei Lavoratori la Fiat non può decidere quali sindacati stanno in fabbrica e quali no". La decisione della Fiat, d'altronde, era annunciata visto che nella lettera indirizzata a Emma Marcegaglia dove veniva comunicata l'uscita del gruppo da Confindustria, Sergio Marchionne scriveva: "I rapporti con i nostri dipendenti e con le organizzazioni sindacali saranno gestiti senza toccare alcun diritto dei lavoratori, nel pieno rispetto dei reciproci ruoli, come previsto dalle intese già raggiunte per Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco". Landini, sul fatto che la Fiat non stia "toccando alcun diritto dei lavoratori" non sembra essere dello stesso avviso, visto che annuncia che la Fiom sta "raccogliendo in un dossier ciò che sta accandendo nel gruppo Fiat perché vogliamo presentare un libro bianco arrivando anche in Parlamento e chiedere una Commissione parlamentare che ci ascolti, perché ciò che sta accadendo è un tragico ritorno agli anni '50 peggiorato dal fatto che si esce anche dai contratti e dalle leggi del nostro Paese", come riporta repubblica.it (http://is.gd/Y2BrWJ). Maurizio Landini continua portando alcuni esempi, come il fatto che "a Pomigliano, se hai la tessera Fiom non ti assumono, mentre lavoratori che erano in distacco in altri stabilimenti in giro per l'Italia, dopo che hanno partecipato a manifestazioni e scioperi della nostra organizzazione si sono trovati improvvisamente in cassa integrazione". "Quello che sta avvenendo è una logica autoritaria, estremistica da parte della Fiat che sta negando le libertà sindacali che invece nel Paese sono garantite dalla Costituzione e dallo Statuto dei lavoratori" continua il leader delle tute blu della CGIL, evidenziando che in realtà si è "di fronte ad una serie di violazione che mascherano l'assenza di un piano industriale e confermano che anziché investire e produrre in Italia, Fiat sembra avere altre intenzioni e altre volontà che noi non siamo disponibili ad accettare". Se dal 1 gennaio 2012 la Fiat estenderà a tutti gli stabilimenti il contratto di Pomigliano "saremmo di fronte all'applicazione per la prima volta nel Paese dell'articolo 8" avvisa Landini, sottolineando come "sarebbe anche grave se le altre organizzazioni firmassero questo accordo perché significherebbe che la Fiat con un accordo sindacale decide che la Fiom, i suoi iscritti, i suoi delegati nelle sue fabbriche non li fa più esistere". Mentre Scudiere della GCIL spiega come "sarebbe utile fare fronte comune con CISL e UIL per difendere la garanzia dei sindacati di essere presenti nei luoghi di lavoro ed essere liberi di esercitare le loro prerogative", Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, precisa che la decisione della Fiom di andare avanti con le "azioni legali e le denunce" è del tutto "legittima" ma annuncia già che la Uilm andrà "avanti sulla strada negoziale" per "contrattare e tutelare con accordi i diritti dei lavoratori". Bruno Vitali della Fim-Cisl, invece, spiega che la decisione della Fiat "era attesa" e che "il punto dolente è che la Fiom rischia di restare fuori", augurandosi che "colga l'opportunità e firmi". Una prospettiva che la Fiom non sembra prendere neanche in considerazione, visto che "estendere l'accordo di Pomigliano a tutti i 72.000 lavoratori del gruppo Fiat non vuol dire solo estendere un brutto accordo, ma porta a modificare la natura stessa della organizzazione sindacale - specifica Landini - si passa infatti a una fase di sindacato aziendale e corporativo". Per questo motivo, il nuovo governo dovrebbe cancellare l'articolo 8, continua il leader della Fiom, anche se fa notare che finora "sulla vicenda Fiat il governo (Monti, ndr) non abbia detto nulla". "Per noi è importante sapere cosa ne pensa il governo - conclude Landini - Se vuole far finta di nulla e non toccare le cose che sono state fatte prima è un problema". Per martedì 22 novembre Maurizio Landini e il segretario nazionale e responsabile del settore Automotive, Giorgio Airaudo, comunicano che "terranno una conferenza stampa per illustrare la posizione e le iniziative del sindacato rispetto" alla decisione della Fiat di "procedere alla disdetta degli accordi del Gruppo dal primo gennaio".

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