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Fiat: dopo fusione con Chrysler sede in USA. E' imbroglio Marchionne?

Indiscrezioni vorrebbero che presto la sede della Fiat, dopo la sua fusione con Chrysler, sarà trasferita in USA. Per Paolo Ferrero questa notizia "svela l'imbroglio di Marchionne" mentre la CGIL chiede al governo di farsi dire dalla Fiat "nel dettaglio il piano industriale".

"Anche se fuori tempo massimo è urgente che il governo si faccia dire da Fiat nel dettaglio il piano industriale e come intende fare, e portare avanti, gli investimenti annunciati" afferma in una nota il Segretario Confederale della CGIL, Vincenzo Scudiere commentando le indiscrezioni che vorrebbero a breve il trasferimento dei vertici della Fiat negli USA. La notizia viene lanciata da uno Special Report della Reuters che ipotizza che la sede legale potrebbe presto essere trasferita a Detroit dopo la sua fusione con Chrysler. E il fatto che la Fiat ribatta semplicemente dicendo che "la scelta non è ancora fatta" sembra avvalorare le parole di Maurizio Landini, leader della Fiom, che spiega che "il rischio di un trasferimento della Fiat negli Stati Uniti c'è tutto". "Lo dice il fatto che il gruppo intende arrivare al 51% in Chrysler - continua Landini - e che il progetto di auto elettrica è progressivamente trasferito negli USA". Vincenzo Scudiere della CGIL ribadisce poi come il governo "non svolga il ruolo che gli altri governi europei stanno invece efficacemente portando avanti sui temi delle politiche industriali dei grandi gruppi" e anche il responsabile economico del PD, Stefano Fassina, chiede al governo di non "rimanere passivo". "E' necessario chiarire quanto oggi è possibile e, soprattutto - continua Fassina - mettere in campo interventi di sostegno alla permanenza in Italia, oltre che della produzione, anche delle funzioni di ricerca e progettazione". Gli fa eco Scudiere che sottolinea come "perseverare in questo balletto fatto di conferme e smentite" senza un piano chiaro "continua a mettere il nostro Paese in una condizione di subalternità di fronte a quelle realtà che hanno deciso per tempo come difendere e consolidare le loro produzioni nazionali". Per il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, invece, "quello che ci interessa è che l'azienda torinese continui ad investire in Italia". "Questo ci importa - afferma in una nota - che crescano le vendite Fiat, insieme a nuovi investimenti ed alle retribuzioni per chi ci lavora con capacità e dedizione".
Più duro Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, che sottolinea come "le notizie sul trasferimento del centro direzionale Fiat negli Stati Uniti svela l'imbroglio di Marchionne". "Un imbroglio innanzitutto verso i lavoratori e le lavoratrici della Fiat - conclude Ferrero - ma in realtà verso tutti gli italiani. Risolta oggi ancora più vergognosa la posizione del governo italiano che nulla ha fatto per vincolare la Fiat alle produzioni in Italia".

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