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FIAT addio Fabbrica Italia. Arcivescovo Torino: "priorità è lavoro"

Mentre Fiat abbandona "Fabbrica Italia" e Sergio Marchionne pare lavori ad un nuovo progetto "sostitutivo" la crisi avanza. Avverte mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino: "prima del 'valore per gli azionisti' prima della realizzazione di un qualche 'diverso modello di sviluppo' viene il diritto a mantenere se stessi e la propria famiglia".

Mentre Sergio Marchionne secondo i rumors sta "preparando un piano per l'Italia a Detroit" e il ministro del Lavoro Elsa Fornero aspetta una telefonata dall'ad di Fiat per il promesso "rendez-vous alla fine del tunnel" promesso al GP di Monza ecco che, dopo il comunicato stampa Fiat che precisava l'"addio" a "Fabbrica Italia" incominciano le reazioni politiche. Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ad esempio ribadisce come "un grande Paese industriale come l'Italia non può non avere un'industria automobilistica forte". Ma forse, ciò che c'è da mettere in luce, è che un grande Paese come l'Italia non può dimenticarsi del diritto al lavoro che, nel 2012 non può essere "a qualsiasi prezzo". Non è infatti possibile che in un Paese post industriale come il nostro, come notano molti osservatori, il lavoro possa essere accompagnato ancora dallo "sfruttamento" e dal "bicchiere di veleno" come merce di scambio per avere una occupazione. Ecco perché sono importanti le parole dell'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia che a Radio Vaticana (http://www.news.va/it/news/fiat-mons-nosiglia-famiglie-e-lavoro-prima-degli-i) ricorda che "la prima e più vasta priorità, per Torino come per l'Italia, è il lavoro: prima del 'valore per gli azionisti' prima della realizzazione di un qualche 'diverso modello di sviluppo' viene il diritto a mantenere se stessi e la propria famiglia. E' qui che si gioca la capacità di uno Stato di garantire la dignità ai propri cittadini, in una prospettiva di bene comune. Vale per la Fiat, l'Ilva, l'Alcoa come per tutte le altre crisi grandi e piccole che non arrivano neanche ai grandi mass media ma – anche senza fare notizia – stanno impoverendo questo nostro Paese".

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