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Elkann: Italia vuole fare auto? Sacconi:Fiat avuto le certezze chieste

Il presidente della Fiat, John Elkann, domanda "se l'Italia vuole fare automobili". E perché non dovrebbe, si domandano in molti? La risposta sembra darla l'ad del Lingotto Sergio Marchionne, mentre la replica è del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.

In molti si saranno chiesti probabilmente, sentendo il presidente della Fiat John Elkann intervenuto al Meeting di Rimini, che tipo di domanda è quella di chiedere "se l'Italia vuole fare automobili". Poi, ascoltando la dichiarazione completa, i più avranno forse compreso il senso della richiesta, visto che John Elkann precisa: "Siamo convinti che Fiat continuerà a fare automobili, facciamo quattro milioni di auto insieme a Chrysler - aggiungendo - Bisogna vedere se l'Italia vuole fare automobili, vedere se ci sono le condizioni per fare auto come vuole fare la Fiat". E quali sarebbero queste condizioni? La risposta pare darla l'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne, anche lui a Rimini, che spiega: "Solo quando avremo la certezza di poter governare i posti in cui investire, lo faremo", affermando che invece "ora la certezza non c'è". Insomma, gli investimenti della Fiat devono essere "certi" e "governabili", anche perché, evidenzia sempre Marchionne, il mercato italiano dell'auto quest'anno "sarà al livello più basso dal 1996, sarà intorno a 1,7 milioni di vetture", spiegando che non solo in questo dato "ci sono anche parecchie forzature" ma pronosticando anche: "Se il 2011 non va bene, non vedo bene il 2012". Per Sergio Marchionne, in realtà, sarebbe tutto il mercato europeo ad attraversare un momento di difficoltà, mentre specifica che negli Stati Uniti "le prospettive della Fiat sono totalmente in linea" con quanto l'azienda aveva previsto. Come sempre più spesso accade, quindi, la Fiat continua a lanciare quelli che sembrano "ultimatum" più o meno velati, questa volta rivelando ciò che poeti (e onesti futurologi) sapevano già da tempo, e cioè che "di doman non v'è certezza". Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi replica però poco dopo a John Elkann, ricordando non solo che "la Fiat ha avuto dall'Italia tutte le certezze che chiedeva per avviare gli investimenti" e che queste "le hanno garantite la maggioranza riformista del sindacato, le lavoratrici e i lavoratori degli stabilimenti interessati, nonostante i cambiamenti richiesti nei tempi di lavoro e quindi di vita, le istituzioni in termini di politiche del lavoro e dell'innovazione", ma sottolineando anche che "la stessa norma inserita in manovra, relativa all'applicazione erga omnes degli accordi sottoscritti, voluta dal Governo e dalla Regione Piemonte e gradita alla maggioranza delle parti sociali, è il segno evidente di un clima inequivoco di favore per gli investimenti e l'occupazione". Per questo motivo, conclude Sacconi, "ora le chiacchiere stanno a zero". Anche i sindacati CGIL, Cisl e Uil ribattono ad Elkann, precisando che alle domande della Fiat le parti sociali hanno "risposto molte volte", come spiega Susanna Camusso, mentre "è il Lingotto che non risponde mai". Luigi Angeletti spiega inoltre che "da tempo abbiamo deciso che ci debbano essere importanti case automobilistiche nel nostro Paese e lo abbiamo dimostrato", mentre il segretario generale aggiunto della Cisl, Giorgio Santini spiega che sono stati fatti "accordi per questo in tutti gli stabilimenti da Pomigliano a Mirafiori" proprio "per garantire gli investimenti".

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