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Festa della Repubblica e i militari "caduti" per l'uranio impoverito

Sergio Mattarella, Laura Boldrini, Pietro Grasso e Matteo Renzi sono in prima fila per onorare i militari che sfilano in via dei Fori Imperiali a Roma per la Festa della Repubblica. Ma anche in occasione della parata del 2 giugno e della Festa della Repubblica 2015 lo Stato dimentica i militari "caduti" per l'uranio impoverito.

Sergio Mattarella, Laura Boldrini, Pietro Grasso e Matteo Renzi sono in prima fila per onorare i militari che sfilano in via dei Fori Imperiali a Roma in occasione della Festa della Repubblica. In occasione del 69 anniversario della Repubblica Sergio Mattarella rivolge prima di tutto il suo "pensiero deferente alla memoria dei militari italiani che hanno perso la vita al servizio della Patria". Troppo spesso tra questi, però, non vengono onorati i militari vittime dell'uranio impoverito, poiché la loro morte è dovuta ad una lunga e dolorosa malattia e non ad un attentato in un territorio di guerra (anche se le missioni ormai sono tutte di pace in stile orwelliano). I militari morti a causa dell'esposizione all'uranio impoverito dovrebbero essere considerati invece come dei caduti. Da qualche giorno, infatti, è passata in giudicato una sentenza della Corte d'Appello di Roma che condanna il Ministero della Difesa poiché ha riscontrato "in termini di inequivoca certezza, il nesso di causalità tra l'esposizione alle polveri di uranio impoverito e la patologia tumorale" che ha afflitto un militare che aveva partecipato ad una missione in Kosovo tra il 2002 e il 2003. L'Osservatorio Militare denuncia che sarebbero 317 i militari morti e oltre 3600 quelli malati a causa dell'esposizione senza mezzi di protezione in zone bombardate da uranio impoverito. La sentenza della Corte d'Appello di Roma, inoltre, trova anche "inequivoca certezza" sul fatto che i vertici delle Forze Armate erano consapevoli dei rischi connessi all'esposizione all'uranio impoverito ma che, nonostante questo, hanno "omesso di informare i soldati". Una sentenza che smentisce di fatto le parole pronunciate il 10 gennaio 20012 dall'allora ministro della Difesa ed oggi Capo dello Stato e delle Forze Armate, Sergio Mattarella.

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