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Prove di Diaspora da Facebook. Il Faraone Zuckerberg sogghigna

Diaspora social network dai più considerato l'anti-Facebook, anche per il nome biblico, ha cominciato a svelare le sue pagine ad utenti selezionati e dal blasone internazionale. Così su Wired Italia non è mancata la prova su strada (informatica).

Torniamo a parlare del neonato (anzi in incubazione) social network chiamato Diaspora. Un nome importante e di chiara origine greca che significa sostanzialmente "migrazione forzata" causata di solito da un grave problema politico o spesso generata da motivi di persecuzione religiosa.
Di diaspore la storia ne è piena e tuttora ce ne sono, silenti, in corso. Ma le diaspore della vita reale non ci bastavano ed ecco spuntare una Diaspora virtuale, inventata dai soliti ragazzi dei "garage" USA che, a differenza di quelli italiani, vengono sostenuti e finanziati, mentre i nostri giovani (anche ingegneri informatici o geni assoluti in genere) a limite possono piastrellarli, i garage.
Diaspora, certo, è un nome triste che evoca tragedie epocali, ma allora perché non utilizzarlo per un social network che simboleggia una bella "migrazione" da Facebook? Bel nome, no? E poi chi sa che cosa significa Diaspora? Mica sta nelle 372 parole standard tipo "mi piaci"! E allora la sceneggiatura del marketing è breve e allegorica (oddio che parole desuete): il motivo della Diaspora telematica (e della sua futura traversata tra un logout e un login, in massa sperano gli sviluppatori) è che il Faraone del Social Network, che si chiama Mark Elliott Zuckerberg, si fa "beffa" della privacy dei poveri utenti non garantendo massima trasparenza e sicurezza.
Così gli utenti tapini di Facebook vessati dal Face Faraone scapperanno dal Tiranno Zuckerberg per vivere felici e contenti in un ambiente telematico a misura di privacy, Diaspora, appunto. Commovente.
Se Diaspora sarà davvero questa terra di latte e cacao e se gli utenti avranno a cuore la loro privacy (privacy, che cosa è la privacy?) lo sapremo quando i portoni del nuovo social network anti-Facebook sarà aperto. Fino ad allora si possono fare solo supposizioni guardando da una finestrella (di seconda mano).
La finestrella fino ad oggi possono aprirla solo i Mainstreamers e in questo caso Wired Italia che "è stato tra gli utenti invitati a una delle prime fasi di test" di Diaspora che è in versione Alfa.
Wired.it recensisce che "i risultati sono incoraggianti" su un po' tutte le piattaforme (un po' meno, dice sul mitico iPhone) e "cosa non da poco, è sotto licenza Creative Commons" (http://daily.wired.it/news/internet/diaspora-recensione.html).
Intanto il Faraone Zuckerberg ghigna e sottolinea che anche lui ha donato qualche spicciolo ai ragazzi di Diaspora. Sarà un tiranno ma mica taccagno. Intanto noi continuamo a piastrellare.

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