le notizie che fanno testo, dal 2010

Garante privacy UK: inchiesta su studio Facebook su manipolazione emozioni

Mentre in Italia i media mainstream plaudevano al fatto che Facebook avesse acceso il Transmaniacon, manipolando le emozioni di circa 700mila utenti (anche minorenni?) inconsapevoli di essere stati oggetti di uno studio psicologico, il Garante della privacy, quello britannico ovviamente, ha aperto una inchiesta per capire se il socila network di Mark Zuckerberg ha violato le leggi sulla protezione dei dati.

Mentre in Italia i media mainstream plaudevano al fatto che Facebook avesse acceso il Transmaniacon, manipolando le emozioni di circa 700mila utenti (anche minorenni?) inconsapevoli di essere stati oggetti di uno studio psicologico, il Garante della privacy, quello britannico ovviamente, ha aperto una inchiesta. Stando a quanto riporta il Financial Times, il Garante della privcy inglese starebbe infatti indagando sulla possibilità che Facebook possa aver violato le leggi sulla protezione dei dati, quando ha permesso ai ricercatori di condurre un esperimento psicologico sugli utenti del social network. Gli autori dello studio sul "contagio emotivo su internet" sono Adam D. I. Kramer del Core Data Science Team, Facebook (Menlo Park), Jeffrey T. Hancock del Departments of Communication and Information Science (Cornell University, Ithaca, NY) e Jamie E. Guillory del Center for Tobacco Control Research and Education (University of California, San Francisco). Un portavoce per l'ICO (Information Commissioner's Office) ha spiegato, come riporta sempre il Financial Times, che era troppo presto per dire esattamente quale parte della legge Facebook potrebbe aver violato, perché il Garante deve prima comprendere se lo studio ha utilizzato dati personali e se gli utenti hanno dato il loro consenso. Richard Allan, direttore di Facebook della politica in Europa, assicura che lo studio è stato condotto con le "dovute protezioni", precisando che Facebook sarà comque felice di rispondere a qualsiasi domanda del Garante della privacy inglese, che sarebbe incontatto anche con quello irlandese visto che la sede europea del social network di Mark Zuckerberg è a Dublino. Dopo la diffusione dello studio, uno degli autori, Adam Kramer, su Facebook (e dove altrimenti) si è detto "molto dispiaciuto per il modo in cui la stampa ha descritto la ricerca e per l'ansia che ha causato" tra gli utenti.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: