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Fake news: Facebook rischia 500mila euro di multa al giorno se non cancella bufale

L'Unione europea sta cominciando ad affilare le armi per combattere le fake news, soprattutto quelle veicolate in maniera incontrollata da Facebook che ha ammesso di essere una media company. E se Facebook agisce come un editore, allora dovrà rispondere di ciò che viene pubblicato penalmente od almeno economicamente.

Le fake news stanno diventando sempre più un problema per Facebook, e non solo. Dopo l'elezione di Donald Trump, il mondo (soprattutto quello democratico) si è infatti accorto che a causa dell'analfabetismo dilagante (funzionale e non) e della smodata diffusione degli smartphone (ed i pochi giga ad essi associati) gli utenti internet si sono trasformati in cliccatori compulsivi, che rischiano persino di far scoppiare una guerra atomica.

A non saper più distinguere, però, una notizia vera da una falsa non è solo la ggente ma anche quegli algoritmi spacciati (questa sì che è una bufala) per intelligenza artificiale. Così, il 27 dicembre Facebook sperimenta il primo cortocircuito del tittytainment ed attiva la sua funzione Safety Check ritenendo attendibile un articolo su una inesistente esplosione a Bangkok. Ed il procurato allarme (perché di questo si tratta) non è stato causato nemmeno da una fake news ma da una notizia pubblicata da un sito che aggrega regolarmente vecchi contenuti. L'attentato infatti c'è stato veramente, ma nel 2015.

Dopo aver ammesso però di essere una media company, Facebook non se la può più cavare con un "mi dispiace" ed a breve dovrà rispondere dei contenuti che pubblica come un qualsiasi altro editore.

"Facebook dovrebbe essere trattata a tutti gli effetti come una società di media piuttosto che come una piattaforma tecnologica per molte ragioni" aveva già sostenuto il ministro della Giustizia tedesco Heiko Maas, ipotizzando il fatto che Facebook dovrà rispondere penalmente "per la mancata rimozione dei discorsi d'odio pubblicati sulle bacheche".

Idea condivisa anche dal monstro ministro della Giustizia Andrea Orlando il quale, a colloquio con Il Foglio, spiega: "E' arrivato il momento di mettere le cose in chiaro: Facebook non può essere più considerato un semplice veicolo di contenuti. Se su una bacheca vengono condivisi messaggi d'odio, o propaganda xenofoba, è necessario che se ne assuma le responsabilità non solo chi ha pubblicato il messaggio ma anche chi ha permesso a quel messaggio di essere letto potenzialmente in tutto il mondo. - anticipando - Al momento non esiste una legge che renda Facebook responsabile ma di questo discuteremo in sede europea prima del G7, per mettere a tema il problema senza ipocrisie".

Orlando ammette: "La disintermediazione è inevitabile, e su questo non c'è dubbio, ma mi chiedo se sia inevitabile che la disintermediazione coincida con la distruzione dei corpi intermedi e non con la loro rigenerazione. - ed aggiunge - I social network hanno distrutto le modalità di costruzione dell'autorevolezza, hanno contribuito a ridefinire le categorie del rispetto sociale, e su questo non si può fare molto. Ma ciò che si può fare e sul quale si può lavorare è invece questo. I corpi intermedi, vittime della disintermediazione, devono ragionare sui loro errori e chiedersi come è possibile che oggi venga ritenuto autorevole o credibile, senza alcuna verifica alla fonte, il primo politico che passa o la prima notizia che passa".

"La trasformazione di Facebook in qualcosa di simile a un editore è un passaggio cruciale in questo senso. Sia per il mondo della tecnologia sia per il mondo della politica. La politica, i legislatori e l'opinione pubblica devono prendere coscienza di questo problema e trovare dei rimedi, o se volete degli anticorpi" dichiara quindi il ministro. E quale anticorpo migliore se non una siringata di multe da centinaia di migliaia di euro?

Come sempre, è la Germania ad impostare la nuova rotta europea sulle fake news, poiché nel 2017 verrà discussa una proposta di legge, con sostegno bipartisan, che mira a creare uno speciale regime giuridico che permetterebbe di multare i social network come Facebook fino a 500.000 euro per ogni giorno di permanenza di una bufala sulla piattaforma informatica.

Ovviamente, la differenza tra il vero ed il verosimile è molto labile e nel prossimo futuro c'è il serio rischio che oltre alle fake news vengano bannate anche le notizie più scomode, se in ogni Paese non verrà previsto un organo a cui giornalisti ed editori potranno rivolgersi in caso di censura, economica o politica che sia.

© riproduzione riservata | online: | update: 28/12/2016

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