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Facebook vuole "regolarizzare" i minori di 13 anni: Baby Facebook

Presto Facebook lancerà il "Baby Facebook". Ma non un vero prodotto altro dal social di Mark Zuckerberg ma una sorta di "regolarizzazione" di una realtà che già esiste. I ragazzini su Facebook sono infatti ormai milioni.

Non è ormai raro, anzi sta diventando sempre più comune, che i bambini molto piccoli, se non di pochi mesi, incomincino a giocare con i cellulari e tablet.
I genitori, assolutamente prudenti nel non ridare il ciuccio che cade sul pavimento di casa, sembrano invece assolutamente certi che far trastullare il proprio piccolo con un smartphone acceso o con un tablet che trasmette i cartoni animati in streaming non porti a nessun problema derivato dall' elettrosmog .
Eppure il Consiglio Superiore di Sanità raccomandava "il principio di precauzione" e l'uso del cellulare da parte dei bambini "limitato alle situazioni di vera necessità" .
Parimenti i genitori sembrano non pensare che la visione continuata dei display dei tablet e dei piccoli monitor a distanza iper-ravvicinata possa creare qualche problema alla vista ai piccini, con gli occhi ancora "in sviluppo".
L'allegria e il positivismo verso tutto ciò che fa parte del luccicante mondo dell'hi-tech e di internet è assolutamente inossidabile ed i "padroni del vapore", anche se quest'ultimo è fatto di zero e uno, ne sono assolutamente consci.
Ecco perché non stupisce che Mark Zuckerberg, neo sposo e reduce da vacanze romane , sta progettando da tempo di far entrare "ufficialmente" nel magico mondo di Facebook anche i minori di 13 anni.
Lo conferma il Wall Street Journal riportando che il meccanismo software sembra ormai in fase di test e che il "minore" su Facebook sarebbe comunque "monitorato" dai genitori.
Considerando però il livello di "monitorizzazione" informatica dei genitori nei confronti dei loro figli, si possono immaginare le conseguenze. Perché se al "genitore tipo" non importano le possibili "conseguenze" fisiche sul proprio figlio, figurarsi quelle "mentali" per non dire "morali".
Anche perché il "Baby Facebook" come già l'ha soprannominato Ernest Kattens in realtà c'è già. Un rapporto di Microsoft Research, citato nell'articolo del WSJ, afferma che lo scorso autunno il 36% dei genitori erano a conoscenza che i loro figli avevano un account su Facebook prima dei 13 anni, e rivela che esiste anche una percentuale di genitori che ha aiutato i loro piccoli a farsi un account sul social network di Mark Zuckerberg.
Sembra quindi che Facebook, se a conoscenza dell'attività dei minori di 13 anni nei propri server, abbia tutta l'intenzione di "regolarizzare" la loro presenza nel social network, dato che i genitori, almeno negli Stati Uniti, se mai accadesse qualcosa di "grosso", potrebbero tranquillamente riunirsi in una "class action" per chiedere i danni per una presunto "omesso controllo" da parte del sistema.
Baby Facebook, o meglio Facebook per i minori di 13 anni dovrebbe essere quindi, secondo i rumors, un Facebook più "protetto", anche se, paradossalmente, data la presenza attuale di ragazzini dentro il "social", a nessuno sembra importare poi tanto. L'entusiasmo e l'impossibilità di "non esserci" sembra infatti più importante del resto.
Il WSJ pubblica i risultati di un sondaggio dove snocciola le percentuali di quanti bambini hanno un account di Facebook rispetto all'età. Il 19% ha 10 anni, il 32% ha 11 anni, il 55% ha 12 anni, il 69% ha 13 anni, il 78% ha 14 anni.
Bambini sempre più trattati alla stregua di adulti quindi, che frequentano luoghi una volta a loro inaccessibili, e che, nel gioioso mondo 2.0, finiscono magari poi per deprimersi .
Per questo una ricerca scientifica inglese dell'anno scorso metteva in guardia: i bambini stanno diventando più deboli perché "guardare la TV non è come arrampicarsi sugli alberi" .

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