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Facebook uguale internet in Italia: 21 mln di iscritti, 13 mln attivi

Facebook è internet. Almeno per gli italiani che, sul totale dei navigatori, per circa il 78 per cento, avrebbero un profilo sul social network di Mark Zuckerberg. Detto in cifre, su 27 milioni di "navigatori" ben 21 milioni "pascolano" nei prati blu di Facebook. Dentro il "recinto" della micro-multinational di Palo Alto, naturalmente.

Facebook è ormai sinonimo di internet in Italia, almeno questo è il dato che si legge dalle statistiche diffuse dall'"Osservatorio Facebook" di Vincenzo Cosenza (http://is.gd/L6UtjM). Gli utenti iscritti a Facebook nel Bel Paese, che aveva nel 2003 una percentuale di "analfabeti funzionali" intorno all'80 per cento (http://is.gd/crBQdn), sono circa 21 milioni. Il "problema" è che i "navigatori abituali" della rete italiana, secondo Audiweb, sarebbero solo 27 milioni. Significa che quasi il 78 per cento di chi si connette ad internet in Italia ha un profilo sul social network statunitense. Vale a dire quindi che il social network di Mark Zuckerberg "controlla" la stragrande maggioranza dei "movimenti" degli internauti italiani, ormai "recintati" in un network che gioca in una sorta di "regime di monopolio". Alcuni potrebbero anche osservare, metaforicamente, che Facebook rappresenta forse anche un "monopolio mentale". Ma è anche un altro dato che sconcerta, ed è lo stesso "Osservatorio Facebook" a sottolinearlo in un suo post: "Addirittura più della metà, 13 milioni, accedono ogni giorno. Il dato è impressionante se si pensa che Audiweb dice che nel giorno medio sono 13.9 milioni gli italiani che usano Internet (da considerarare le diverse metodologie di rilevazione: Audiweb usa un panel di navigatori, Facebook traccia gli utenti attraverso i suoi server)". In barba poi alla crisi economica, alla prevista recessione del 2012 dell'economia italiana, e ai nuovi dubbi sulla salute rispetto all'uso "smodato" del cellulare, chi accede a Facebook lo fa, e questo vale per 7,5 milioni di persone, direttamente da "dispositivo mobile". L'Osservatorio Facebook di Vincenzo Cosenza segnala anche che su 9 milioni di italiani che usano i "dispositivi mobili" per accedere ad internet, ben "7,5 entrano anche nel luogo di aggregazione digitale più grande d'Italia (erano 4 a gennaio)". Che cosa facciano su Facebook tutti questi milioni di italiani rimane però un dato misterioso, la cui verità, fin nei più profondi meandri, fatti di grafi e nodi, appartiene solamente alla micro-multinational di Mark Zuckerberg. Ciò che qualcuno potrebbe osservare è che l'entrata in internet dell'italiano medio "en masse" non è servita, come pensava qualche ingenuo idealista, a portare un "risorgimento culturale" o una "rinascita sociale" nel Bel Paese. Piuttosto ha "digitalizzato" i vizi italici portandoli nel Mondo 2.0. E se il Garante della Privacy solo pochi mesi fa metteva in guardia i cittadini italiani dal pericolo di trasformarsi in "Pollicino elettronico" (che semina dati personali ovunque) non è assurdo ipotizzare, prima o poi, che una possibile "perdita" di dati personali, abitudini, "segreti e bugie" di 21 milioni di cittadini "rinchiusi" in una unica e monolitica "piattaforma sociale", potrebbe rappresentare una sorta di "Fukushima digitale" epocale. Osservava non a caso Pizzetti: "Pensare al rischio di essere controllati immaginandosi ancora l'uomo con la cuffia che ascolta le conversazioni, o credere che il solo rischio per la libertà di comunicazione e di circolazione sia che qualcuno possa intercettare le nostre telefonate o gli sms, o localizzare gli spostamenti acquisendo i tabulati dei dati di traffico telefonico, è come pensare che la scoperta più recente dell'umanità sia la macchina a vapore" ("Garante Privacy: lo smartphone ci trasforma in Pollicino elettronico" http://is.gd/KWl5eo).

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