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Facebook rende giovani i "nonni social". Ma il rischio è reale

In un Paese dove nascono sempre meno bambini era scontato che presto o tardi anche gli over 65 si sarebbero sempre di più avvicinati alle nuove tecnologie, cioè a Facebook. Essere "connessi" aiuta a rimanere "giovani" ma da non sottovalutare la "sicurezza informatica".

In un Paese dove nascono sempre meno bambini, anche perché i giovani sono spesso precari e, a causa dell'instabilità economica e sociale derivante da questa condizione, tendono spesso a ritardare la costruzione di una famiglia, sempre meno numerosa, era scontato che presto o tardi anche gli over 65 si sarebbero sempre di più avvicinati alle nuove tecnologie del XXI secolo, che in Italia si traduce con l'apertura di un account di Facebook. Secondo le stime diffuse nel corso del Congresso nazionale dell'Associazione italiana di psicogeriatria (Aip), a Gardone Riviera (Brescia), sarebbero più di un milione gli anziani ad avere un profilo sul social network del giovanissimo (e infatti americano) Mark Zuckerberg, aperti per tenersi in contatto con parenti e amici. Un dato ritenuto positivo perché aiuterebbe a mantenersi "giovani", sempre che non si stia connessi su Facebook per più di un'ora al giorno. "L'uso della rete - spiega il presidente dell'Aip - riduce i sintomi di ansia, stress e depressione ed è un valido aiuto nel creare 'reti di supporto' per gli anziani con disabilità che avrebbero altrimenti relazioni sociali molto limitate; il mondo virtuale è per loro un'occasione di condivisione, di trasmissione, di scambio e di aggiornamento, un mezzo per interagire con gli altri ed essere maggiormente autonomi". Tutto ciò è indubbiamente interessante, anche se il rischio, soprattutto a causa dell'analfabestimo informatico che pervade un po' tutti gli strati della società italiana, è che i "nonni social" possano essere preda degli stessi rischi che paradossalmente possono subire i loro "colleghi internauti" che di anni ne hanno pochi. La sicurezza informatica, difatti, è molto sottovalutata nel nostro Paese e, come si legge dalle statistiche, sempre più il mondo dei social network è soggetto ad una vera e propria "predazione" da parte di truffatori, malintenzionati e ladri 2.0.

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