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Facebook privacy a rischio: la Germania interviene

Facebook violerebbe i diritti delle "terze parti" quelle terze persone che non vogliono avere nulla a che fare con la piattaforma "social network" ma che invece si trovano (nolenti) imbrigliate nella sua rete. In Germania finalmente si muove qualcosa per proteggere la privacy on-line.

Finalmente qualcosa si muove sul campo della privacy che il fascinoso Mark Zuckerberg riteneva una cosa passata di moda per le nuove generazioni (sic). In Germania Facebook è "sotto tiro" a quanto riporta la stampa inglese e tedesca proprio per l'uso un po' troppo disinvolto che la piattaforma di social network più seguita del mondo fa della privacy. La Germania sembra aver dato un ultimatum all'azienda americana per l'annosa (e fastidiosa) questione della memorizzazione dei dati degli utenti che non usano Facebook, i cosiddetti "dati di terze parti".
Johannes Caspar, "garante" tedesco per la privacy, dell'Hamburg Office for Data Protection ha denunciato Facebook per il "trattamento" dei dati personali di persone che nulla hanno a che fare con la piattaforma "social".
Facebook avrebbe tempo fino all'11 agosto per opporsi all'accusa, in caso contrario verrebbe multata giornalmente con ammende per decine di migliaia di euro. Difatti in Germania a differenza dell'Italia le sanzioni contro le aziende che non rispettano la legge sono molto dure e toccano il portafoglio, unico danno che crea ansia anche alle multinazionali.
"Salvare i dati di "terze parti" va contro le leggi sulla privacy" dice Johannes Caspar.
L'Europa infatti non deve mai scordarsi che le dittature più orrende e devastanti, come il nazismo, il fascismo e il comunismo sono state basate tutte sulla violazione della vita privata (della privacy, dell'intimità o come la si voglia chiamare) e sulla profilazione degli esseri umani (leggi per capire: Edwin Black, L'IBM e l'olocausto. I rapporti fra il Terzo Reich e una grande azienda americana, Milano, Rizzoli, 2001). La privacy è un diritto inalienabile dell'Uomo e deve essere sempre difesa almeno quanto la libertò di stampa.

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