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Facebook: messi in rete 100 milioni di dati. Ecco cosa è successo

Un "consulente di sicurezza informatica" ha fatto ciò che chiunque poteva fare (solo demoltiplicato per milioni di volte), cioè un "data mining" su Facebook, ovvero ricerca e "incrocio" di dati automatizzati. Ecco cosa è successo e come sarebbero stati "prelevati" i 100 milioni di dati.

Come abbiamo sempre detto contro il mainstream imperante, i social network sono pericolosissimi per quanto riguarda i malintenzionati, di cui è pieno il mondo.
Difatti Facebook come gli altri social network continuano a minimizzare i problemi di privacy connessi alla raccolta di tutto lo "scibile sociale" legato ad una persona e al suo gruppo di amici.
Ci sono due ordini di pericolosità: il primo è come viene garantita la sicurezza interna (aziendale) dei dati (e dei dati derivati) nella piattaforma Facebook in back office; il secondo problema è di come viene garantita la sicurezza dei dati "disponibili" a tutti, per utenti registrati al servizio e non.
Il secondo problema è infatti ciò che sta impensierendo i milioni di utenti il cui nome e dati vari sono stati forse messi in un grande file di testo che sta girando per la rete "torrent".
Sembra infatti che un "consulente di sicurezza informatica", tal Ron Bowes, abbia fatto ciò che chiunque avesse sete di dati personali avrà già fatto tante volte senza dirlo, fare cioè un "data mining" su Facebook, ovvero ricerca e "incrocio" di dati automatizzati.
Un piccolo "automa" informatico non ha fatto altro, almeno così sembra, che "scandagliare" ogni profilo "pubblico" di Facebook, registrarlo per poi metterlo in relazione con gli altri utenti.
Un esempio di quello che fa il "data mining" (anche se demoltiplicato per milioni di volte), è quello che fa chiunque voglia vedere che fine abbia fatto un suo compagno di scuola. Digita su Google, vede la pagina di Facebook con la faccia conosciuta senza entrarci, vede gli amici e magari ne riconosce qualcuno e clicca sulle facce che riconosce e così via. Se uno si prendesse la briga di annotare tutto, senza nemmeno essere iscritto a Facebook, saprebbe tutto il "giro" di amici dell'ex compagno di scuola, e con qualche altra navigazione ricaverebbe tutte le altre informazioni (gusti, indirizzi, frequentazioni, e-mail, ecc.) che anche la Digos (se non usasse probabilmente anch'essa Facebook) avrebbe difficoltà a trovare. Quindi nessun dato "strettamente personale" è stato divulgato, ma ciò che è "sostanziale", ma che per gli utenti di Facebook non è "intimità" da proteggere. Contenti loro.

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