le notizie che fanno testo, dal 2010

Facebook: messaggi privati "pubblici". Governo Francia apre inchiesta

Facebook e privacy sono sempre più nell'immaginario collettivo "antitetici". In Francia il giornale Metro denuncia che, secondo gli utenti, i messaggi privati del 2007, 2008 e 2009 sono diventati "pubblici" nella Timeline (il Diario). Disastro per la privacy? Facebook nega e conferma che quei messaggi non sono mai stati "privati". Ma il Governo francese chiama i dirigenti davanti al CNIL. E vuole "chiarezza".

Facebook ha, secondo le statistiche, 900 milioni di iscritti di cui "detiene" un "pezzo di vita" che non consiste, meramente ed unicamente, nei loro "dati sensibili" ma in una vera conoscenza approfondita di abitudini, gusti, relazioni, intrecci statistici e risvolti psicologici di cui neppure l'utente, non essendo al contempo psichiatra, ingegnere sociale e sociologo (e chissà che altro) è consapevole. Facebook è il "diario segreto" nascosto sotto i vestiti dell'armadio, è l'ersatz digitale di quel "secret world" che, di solito, viveva custodito nella fedeltà dell'amico o nel cuore romantico di qualche amica. Il problema di Facebook, rispetto ai "vecchi metodi" è che, quando ci si accorge dei "pericoli" nell' affidare le proprie relazioni a delle "macchine", cioè quando il segreto "esce dal diario", non lo saprà solo "la mamma" o "la comitiva" ma, virtualmente, tutto il mondo. Con la possibilità, non esattamente remota, che quei pensieri privatissimi dal web non spariscano mai più. Ancora una volta Facebook, questa volta in Francia, ha fornito, volente o nolente, l'ennesima avvisaglia di come i social network non siano adatti ad essere "depositari" dei "dati sensibili". E questo paradossalmente, anche se, stavolta, non fosse colpa del social network di Mark Zuckerberg. Il caso è scoppiato il 24 settembre in Francia quando il quotidiano Metro ha raccolto le denunce degli utenti che affermano di aver ritrovato le proprie vecchie consersazioni "private" risalenti al 2007, 2008 e 2009 "in chiaro" nella Timeline, cioè nel Diario, cioè nella bacheca pubblica. Metro ha comunque buttato acqua sul fuoco definendo "non sistemico" il problema, ma gli utenti francesi si sono inferociti per il presunto disservizio di Facebook ed essendo meno analfabeti funzionali dei cugini italiani, sono stati molto meno disposti a graziare Zuckerberg e soci, anche a livello istituzionale. Facebook, che in un primo tempo sembra avesse notato il problema, fa sapere invece, sostanzialmente, che quei messaggi del 2007 2008 2009 diventati "pubblici", sono sempre stati "pubblici", in realtà. Sarebbe quindi una sorta di confusione dell'utente che si sarebbe dimenticato che quei "messaggi" erano pubblici sin dal principio e non sono mai stati "privati". Ed ecco il problema a cui si accennava prima. Se la tesi della "dimenticanza" sostenuta da Facebook fosse vera, ecco un motivo in più perché un social network non possa essere "affidabile" come "diario segreto". Anche un diario "di carta", in cui fosse necessario ricordarsi di chiudere un lucchetto per ogni frase, a distanza di anni, non sarebbe affidabile. Non sarebbe umanamente possibile ricordarsi di tutto. Appunto. Per Facebook quindi il problema denunciato da Metro non ha motivo di essere né tantomeno di creare preoccupazione. Nessun bug, nessun hackeraggio, nessuna violazione della privacy. Ma che gli utenti francesi "abbiano tutti visto male" sembra un po' strano a molti osservatori d'Oltralpe. Ecco quindi che entra in scena il Governo francese che, tramite il CNIL (il "garante della privacy" francese) ha convocato per un'inchiesta i dirigenti locali di Facebook. Facebook dovrà spiegare con dati alla mano se la privacy degli utenti francesi sia stata davvero violata. Il CNIL (Commission nationale de l'informatique et des libertés) incontrerà martedì 25 settembre i dirigenti di Menlo Park ed il Ministro dell'Industria avverte che vuole "spiegazioni chiare e trasparenti" di ciò che sarebbe successo. Tanto per capire quanto in Francia il "cittadino" abbia un garante che non accende lumini davanti ad ogni server di una multinazionale, e che non versa dalle sue orecchie ettolitri d'acqua per benedire ogni monopolio, lo "slogan" del CNIL è "L'informatique doit respecter l'identité humaine, les droits de l'homme, la vie privée et les libertés". Per molti in italiano questa frase, per ora, rimane intraducibile.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: