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Facebook: gemelli Winklevoss vogano verso la Corte Suprema

Facebook non è ancora al sicuro nelle algide mani di Mark Zuckerberg visto che i gemelli Winklevoss non hanno riportato i remi in barca e continuano nella loro corsa nel fiume della giustizia USA. Sarà la Corte Suprema a dire se il contenzioso con i Winklevii sarà riaperto.

I gemelli Cameron e Tyler Winklevoss, campioni di canottaggio USA, non ci stanno a lasciare Facebook al loro ex amico ed ex sviluppatore Mark Zuckerberg che, secondo quanto dicono, rubò loro l'idea del social network ConnectU (l'ex HarvardConnection) trasformandolo, solo pochi mesi dopo, in Facebook. Il gemelli Winklevoss non sono soddisfatti rispetto al risarcimento ottenuto nel 2008, cioè 65 milioni di dollari (da dividere anche con Divya Narendra) e sono molto delusi dalla decisione di non riaprire il contensioso da parte della Corte d'Appello di San Francisco. L'11 Aprile il giudice Alex Kozinski difatti sentenziò ai due gemelli Winklevoss che "ad un certo punto, i contenziosi devono finire. E questo punto è stato raggiunto", come dire, accontentatevi dei milioni di dollari incassati perché non ce ne potranno essere altri. Effettivamente i Winklevoss hanno di che essere delusi visto che la loro prima richiesta era di 600 milioni di dollari di risarcimento e che Facebook non è più solamente "i soldi" che vale e che rappresenta, ma un innegabile strumento di potere mondiale che esula dal prodotto in sé. Ma i Winklevii, come vengono soprannominati dalla rete dopo il film "The Social Network", sono abituati a combattere sulle canoe, e sanno ingoiare metri cubi d'acqua (con relativi rospi) quando è necessario. L'importante è tornare a vogare il più presto possibile, e così stanno facendo. La torta di Facebook è sempre più grande e vale ad oggi almeno 50 miliardi di dollari. L'avvocato dei gemelli tuona che i Winklevoss sarebbero sostanzialmente "truffati" per essere entrati in un accordo transattivo, per questo sarà la Corte Suprema a decidere.

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