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Facebook contro il link baiting: nuovo algoritmo contro i "click esca"

Finalmente il mondo di internet (e degli editori) si sta accorgendo del danno provocato dai siti che utilizzano la tecnica del link baiting (detto anche click baiting), che inganna l'utente (e soprattutto l'utonto) ma anche gli inserzionisti pubblicitari. Facebook corre ai ripari e modifica l'algoritmo dei suoi NewsFeed per "estirpare" i "click esca".

Chi ha impostato tutto il proprio business sul link baiting magari spacciandosi anche per siti d'informazione indipendente e libera (ma questo può accadere solo in Italia) dovrà presto cambiare strategia per "sbarcare il lunario". Il link baiting, detto anche, click baiting, è la pubblicazione di contenuti spesso insignificanti anticipati però da titoli ad effetto che invogliano l'utente (o meglio l'utonto) a cliccare sul link che rimanda ad una pagina spesso zeppa di annunci pubblicitari. Il click baiting è soprattutto (ma non solo) diffuso attraverso i social network, per rendere virali notizie che non dovrebbero essere neanche chiamate tali. Facebook ci ha messo un po' ma alla fine corre ai ripari, anche perché il link baiting danneggia gli stessi inserzionisti pubblicitari, magari attirati ad investire su un sito (rispetto ad un altro di maggiore qualità) perché alto (artificiosamente) nelle "classifiche internet". In un post sul suo blog, Facebook annuncia infatti che sta apportando dei miglioramenti ai suoi NewsFeed per cercare di "estirpare" quei post spesso classificati dagli stessi utenti come spam. In particolare, Menlo Park sta effettuando due aggiornamenti, il primo per aiutare gli utenti a vedere i link condivisi su Facebook nel formato migliore mentre il secondo per ridurre appunto i titoli click baiting, anche perché da un sondaggio "l'80% delle volte l'utente ha risposto che preferisce titoli che li aiutano a decidere se vogliono leggere l’intero articolo, prima di cliccarlo". Facebook spiega anche come farà a bannare i cosiddetti "click esca", spiegando che un primo parametro (ma non il solo) riguarda per esempio il tempo in cui un lettore si sofferma sulla pagina appena aperta. Più l'utente si soffermerà a leggere, più starà a significare che l'informazione è interessante e quindi di qualità. Al contrario, se un utente uscirà dopo pochi secondi dal sito appena cliccato, l'algoritmo di Facebook capirà che il lettore è stato ingannato a fare click.

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