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Facebook censura la petizione ad Obama sulla marijuana

Facebook cancella la campagna che chiedeva la firma di una petizione per il presidente Obama per la legalizzazione della marijuana, con la scusa che la "foglia" viola la sua policy. Ma per gli studenti USA è censura politica e apre un problema democratico.

Comincia la censura su Facebook almeno per quanto riguarda le questioni politiche, perché di squisita questione "politica" si tratta. Facebook dopo aver mostrato per ben 38 milioni di volte lo spot di "Just Say Now", campagna per la legalizzazione della marijuana promossa dal blogger Jane Hamsher in collaborazione con Students for a Sensible Drug Policy, esattamente dal 7 al 16 agosto, è stato tolto di mezzo di punto in bianco. La risposta di Facebook in una email ottenuta dal blog Huffington Post dice in sostanza che "il logo (della foglia ndr) non era più accettabile nella pubblicità su Facebook in quanto la foglia è considerata come 'smoking products' e quindi propibita dalle nostre politiche". Ovviamente Facebook sembra essere in difficoltà su questo provvedimento visto che non si può accettare e mandare in onda 38 milioni di volte uno spot che si ritiene contrario alle proprie policy. Inoltre qui il "fumo" in se e per se non c'entra niente ma si tratta dll'iniziativa politica per la firma di una petizione da presentare al presidente Obama per il diritto degli Stati di decidere sulla questione. Quindi Facebook censura la possibilità di raccogliere firme da presentare al Presidente degli Stati Uniti? Qui infatti, come viene notato in USA, soprattutto dagli studenti che hanno fatto la fortuna di Facebook c'è un problema democratico che vede la legge dei "feudi telematici" delle multinazionali che posseggono le piattaforme di "social network" e dei "motori di ricerca" soppiantare e schiacciare le regole democratiche di libertà di espressione e di partecipazione politica. Così per una campagna sul cancro al seno far vedere un seno sarà impossibile perché il seno è una parte anatomica che viola le policy di qualsiasi "piattaforma", e così continuando. Google ad esempio, su articoli giornalistici che parlano di cronaca dove si citano argomenti che possono violare la sua policy pubblicitaria minaccia di tagliare la pubblicità al sito (con ovvie conseguenze), non permettendo di raccontare la realtà giornalistica se si tratta di "certi" argomenti.
Oggi i "certi" argomenti sono il tabacco e altri che nemmeno si possono più citare perché i "bot" dei motori di ricerca potrebbero automaticamente censurare paradossalmente anche l'articolo che state leggendo o minacciare ritorsioni, e in futuro i "certi argomenti" quali saranno? Proprio per questo ci vuole una coscienza civile che cresca di pari passo con la presenza dei nostri alias telematici.

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