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Facebook Google e la "macchina del fango" puntata su Social Circle

Facebook contro Google come in un film. Trame oscure, word of mouth costruiti ad arte, società di pubbliche relazioni che lavorano per "conto terzi" dove il terzo è però "coperto", insomma più che lo spionaggio entra come protagonista lei, la Macchina del Fango. Usatissima anche in digitale.

Il web è da tempo un luogo dove la bontà è mero buonismo e dove i "marchietti" colorati e i modi "easy" sono spesso una ipocrita facciata del marketing che nasconde trame e rivalità (insieme a soldi e bugie) degne di Wall Street, ovviamente il primo ed originale con Michael Douglas e il giovane Charlie Sheen. Agli onori delle cronache degli ultimi giorni, soprattutto statunitensi, è arrivata la notizia della "guerra fredda" tra Facebook e Google dove il colosso fondato da Mark Zuckerberg va ad usare "la macchina del fango" contro Google su un suo prodotti "social" quale Social Circle. La "macchina del fango" richiestissima in Italia ma utilizzata in tutto il mondo anche nella versione digitale (la MudMachine 2.3) consisterebbe questa volta in una società prestigiosa di pubbliche relazioni, la Burson-Marsteller (che curò anche la campagna elettorale di Hillary Clinton nel 2008) "assoldata" da Facebook per contattare "anonimamente" (senza quindi fare il nome del mandante "social") dei "pezzi grossi del web" (gli opinion maker USA Today, Politico.com, Washington Post, Huffington Post e altri) per mettere in cattiva luce Google, accusandola sostanzialmente di violare la privacy degli utenti tramite la sua applicazione Social Circle. Social Circle infatti permetterebbe di "trasformare" Gmail in un "social network" mettendo in contatto non solo i propri amici ma anche i "contatti secondari" ovvero gli amici degli amici. Un blogger a cui era arrivata la "soffiata", Chris Soghoian (dubfire.net) esperto di sicurezza informatica, di privacy e di libertà dell'informazione (quindi la persona meno adatta per una "tresca") denuncia la situazione e pubblica il "carteggio" (ovviamente via email) tra lui e il PR di Burson-Marsteller che lo informa delle "mire" di Google contro la privacy degli utenti con la nuova offerta Social Circle. Il piccolo problema, che la società di pubblic relation americana ignora, è che Christopher Soghoian è in qualche "di casa" a Mountain View, visto che ha lavorato, oltre che per l'American Civil Liberties Union (ACLU) of Northern California, la NTT DoCoMo Euro Labs, la Apple e l' IBM Research Zurich anche per Google. Scoppia così la polemica in tutta la rete, Facebook ammette di essere stato il "mandante", Burson-Marsteller si giustificherebbe col fatto di aver accontentato il cliente, anche se ammette di non aver seguito (ma non per colpa sua) il codice di comportamento solito dell'azienda. Ma Facebook, un po' come certi politici italiani, una volta "tanato" sottolinea che il problema con Social Circle esisterebbe davvero. Ovviamente la stampa americana si interroga sulle questioni etiche, cadendo (o facendo finta di cadere) dal pero e facendosi le famose "domande" come ad esempio Tech Crunch con un articolo durissimo ("Facebook, You're Going To Need A Better Answer For Your Slimeball Stunt" http://is.gd/y2tAk3), e molta stampa "che conta" in Italia vede iniziare la "disillusione" per il web "buono" che ormai non esiste più. Quel che è certo è che gli utenti dovrebbero essere molto più prudenti quando navigano sul web esattamente come si comportano quando passeggiano per strada. Cos' come non ci si attacca un cartello con tutti i dati personali al collo e con una freccia fluorescente dove si indica la tasca dove si tiene il portafoglio, così sui social network ci si dovrebbe fidare di meno del "sistema". Anche perché internet non è un gioco, anche per la presenza della macchina del fango che non è, come diceva Guzzanti "una macchina vera, l'abbiamo vista ad Arcore: è chiusa con una vasca e due lottatrici nude" ("Corrado Guzzanti: video e tutte le battute a "Vieni via con me" http://is.gd/TgIa7i).

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