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Facebook Germania: quando "Mi Piace" non piace. Violerebbe la privacy

Il tasto che ha reso celebre Facebook, il "mi piace", è stato "bannato" per aziende e istituzioni in un Lander della Germania. L'accusa è che il suo uso violi la privacy, e che tutto questo sia anche "elaborato" in uno Stato estero (cioè gli USA). Ma per i fanatici dei "social" questa è solo "censura".

Il problema è sempre lo stesso per il social network di Mark Zuckerberg: la privacy. Il fondatore di Facebook ha un nuovo grattacapo, questa volta in Germania, anche se gli utenti hanno subito offerto a Zuckerberg la loro solidarietà formando un "gruppo" apposito e accusando lo Stato teutonico di censura. Nel Lander settentrionale dello Schleswig-Holstein, in Germania, l'ULD (Centro Indipendente per la tutela della privacy) ha "messo al bando" il "Like button" per istituzioni e aziende. Il motivo, come spiega il garante Thilo Weichert è che: "Facebook viola le leggi sulla protezione dei dati personali in vigore in Germania e nell'Ue. E chi utilizza questa funzione si rende altrettanto sanzionabile". Le società e le istituzioni avrebbero tempo per togliere dalle loro pagine i bottoni "Like" fino al primo settembre, dopodiché le multe saranno salatissime, fino a 50mila euro. Il garente dell'ULD Thilo Weichert spiega la decisione: "Il plugin del social network, che permette agli utenti imternet di esprimere il loro apprezzamento per qualcosa online, mette insieme illegalmente un profilo delle loro abitudini web". La stampa tedesca spiega che questo tipo di "bottoni d'apprezzamento" collezionerebbero i dati relativi dell'utente almeno per due anni e lo "seguano" poi in tutto ciò che fa nelle pagine che visita successivamente. Insomma, una "profilazione" bella e buona di cui non si è consapevoli. Per quanto riguarda Facebook, il garante della privacy dello Schleswig-Holstein sottolinea poi quanto questi dati vengano raccolti e processati negli Stati Uniti, e che le aziende e le istituzioni non possano tollerare questo "spostamento" di responsabilità della privacy dei cittadini. Facebook ovviamente si dichiara conforme alla normativa UE sulla privacy e che tutto è fatto secondo le regole. Un gruppo Facebook nel Lander a cui "non piace" il "mi piace" (almeno al suo il Garante della Privacy) promette già battaglia e grida alla censura. Ma il problema, osservano altri, è lo sfarinamento progressivo della consapevolezza di due capisaldi. Il primo è che la privacy è una componente fontamentale della vita dell'uomo, il secondo è che esistono ancora degli Stati nazionali, le cui leggi non possono essere derogate "solamente perché i dati sono su internet". La facilità e la superficialità con cui anche le istituzioni, in mezzo mondo, hanno abbracciato i social network come Facebook, spostando baracca e burattini dal proprio "sito e server" a una mera pagina del social di Zuckerberg, la dicono lunga sul fatto che il "sistema immunitario" dei diritti civili (propri e conquistati spesso con il sangue degli avi), ha le difese davvero molto basse.

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