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Strauss-Kahn: FMI vuole le sue dimissioni, soprattutto le ministre

La colpevolezza di Strauss-Kahn è ancora tutta da dimostrare, e all'FMI non si vorrebbe già parlare di successione. Ma le ministre sedute intorno al tavolo dell'Ecofin sembrano risolute: il direttore generale del Fondo monetario internazionale deve dimettersi.

Dominique Strauss-Kahn è rimasto in carcere dopo le accuse di tentato stupro, atto sessuale criminale (sex crime) e sequestro di persona che la giustizia americana gli ha mosso a seguito della denuncia di una cameriera del Sofitel Hotel.
Strauss-Kahn non era solamente il candidato del Partito socialista francese per la corsa all'Eliseo del 2012, ma è anche il direttore generale del Fondo monetario internazionale. Il suo arresto ha quindi causato naturalmente un grande imbarazzo ma anche un buco istituzionale non da poco. E siccome la colpevolezza di Strauss-Kahn è ancora tutta da dimostrare, all'FMI non si vorrebbe già parlare di successione, anche se di norma in situazioni del genere un politico tende a dimettersi dall'incarico che ricopre, per non creare ulteriori disagi. E se il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, reputa "indecente" il solo discutere di una tale eventualità, a chiedere che Strauss-Kahn si assuma in pieno le proprie responsabilità sembrano essere le ministre sedute al tavolo dell'Ecofin. La ministra delle Finanze spagnola, Elena Salgado, spiegherebbe per esempio come "tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge" ma sottolineando però che che "coloro che hanno responsabilità speciali dovrebbero fare più attenzione degli altri". La ministra austriaca, Maria Fekter, aggiunge che Strauss-Kahn, a cui "i giudici hanno respinto la richiesta di libertà su cauzione" dovrebbe seriamente "riflettere sui danni che questa situazione causa all'Istituzione". L'FMI, pur avendo l'autorità di far decadere dall'incarico Dominique Strauss-Kahn, sembra voler percorrere la via delle dimissioni volontarie perché comunque non tutti i 24 componenti del board sembrano concordare su tale decisione. William Murray, portavoce del FMI, spiega comunque come "le immunità del direttore generale sono limitate e non sono applicabili al caso".

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