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FBI scrive falsa notizia e installa spyware nel computer di un sospetto

Nel 2007 la FBI ha installato nel computer di un sospettato uno spyware attraverso l'invio di un finto articolo, a firma dell'Associated Press e "nello stile del The Seattle Times", giornali che si sono ovviamente indignati per l'approprizione indebita del nome delle loro testate.

Nel 2007 la FBI ha installato nel computer di un sospettato uno spyware attraverso l'invio di un finto articolo. A rivelarlo su Twitter è Christopher Soghoian dell'American Civil Liberties Union di Washington, in base ad alcuni documenti ottenuti dalla Electronic Frontier Foundation (EFF) di San Francisco. Stando a tali report, infatti, la FBI nel 2007 ha scritto un finto articolo di giornale, firmandolo come se fosse l'Associated Press, sulle minacce di attentati dinamitardi che erano state registrate all'epoca a Thurston County, dirette verso la Timberline High School. La FBI ha poi creato un collegamento e-mail "nello stile del The Seattle Times", inserendo persino dettagli sugli abbonamenti e informazioni sugli inserzionisti. Il link con il finto articolo è stato quindi inviato sull'account MySpace del sospettato. Quando è stato cliccato il link, il software nascosto dalla FBI si è installato sul computer del sospettato inviando all'agenzia federale USA informazioni sulla sua posizione e il suo Internet Protocol (IP). Il sospetto, un giovane di 15 anni, è stato quindi identificato e arrestato il 14 giugno, ed in seguito condannato.

Dopo aver appreso la notizia, The Seattle Times esprime tutta la sua indignazione per il fatto che "la FBI, con l'apparente assistenza dell'Ufficio del Procuratore degli Stati Uniti, si è appropriato indebitamente del nome The Seattle Times per installare segretamente uno spyware sul computer di un sospettato". L'editore Kathy Best chiarisce: "Questo non solo oltrepassa, ma cancella la linea. - spiegando - La nostra reputazione e la nostra capacità di fare il nostro lavoro come il cane da guardia del governo si basano sulla fiducia. Niente è più fondamentale di quella fiducia che la nostra indipendenza - dalle forze dell'ordine, dal governo, dalle imprese e da tutti gli altri interessi particolari. Le azioni della FBI, fatte a nostra insaputa, la mettono infatti in pericolo". Ugualmente critica l'Associated Press che trova "inaccettabile l'appropriazione indebita del nome da parte della FBI. - evidenziando - Questo stratagemma ha violato il nome dell'AP e minato la credibilità dell'AP". Si difende Frank Montoya Jr., l'agente speciale incaricato dell'indagine dalla FBI di Seattle, spiegando: "Ogni sforzo che abbiamo fatto in questa indagine ha avuto l'obiettivo di prevenire un evento tragico. Abbiamo identificato uno specifico soggetto di un'indagine e abbiamo usato una tecnica che abbiamo ritenuto sarebbe stata efficace nel prevenire un possibile atto di violenza in un ambiente scolastico. - aggiungendo - L'uso di questo tipo di tecnica avviene in circostanze molto rare". Secondo i documenti EFF, infatti, lo spyware dal nome "Computer and Internet Protocol Address Verifier" (CIPAV) sarebbe stato utilizzato almeno in un secondo caso, per evitare un tentativo di estorsione nei confronti di una compagnia di crociera in Florida.

Al giorno d'oggi, comunque, difficilmente la FBI continuerebbe ad utilizzare lo spyware CIPAV visto che questa tecnologia di spionaggio e geolocalizzazione è ormai nettamente superata dallo zelante consumismo tecnologico che ha messo in tasca alla stragrande maggioranza dei cittadini un vero e proprio sistema di schedatura in tempo reale, quale è lo smartphone. Proprio la FBI, non a caso, si è infatti recentemente lamentata del sistema di crittografia dell' iPhone 6, poiché gli agenti hanno calcolato che impiegherebbero "più di cinque anni e mezzo" per hackerare il nuovo melafonino della Apple.

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