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Giornata Mondiale dell'Alimentazione: al via l'ipocrisia

"Non è la Giornata Mondiale dell'Alimentazione, ma un altro giorno senza cibo" dice Ban Ki-moon, segretario generale dell'ONU, ed è anche un giorno dove trionfa l'ipocrisia del mondo consumista che affama il mondo e poi fa il pianto del coccodrillo.

La "Giornata Mondiale dell'Alimentazione", organizzata dalla FAO, dal 1981 ogni 16 ottobre vuole sensibilizzare il mondo sul fatto che ogni giorno ci sono esseri umani che muoiono di fame. Secondo le più recenti statistiche sono in leggero calo e oggi "solamente" 925 milioni di persone soffrono la fame a causa di guerre, calamità. problemi climatici.
Ogni anno il segretario generale dell'ONU celebra l'occasione con un discorso e questa volta Ban Ki-moon dice che per molti oggi "non è la Giornata Mondiale dell'Alimentazione, ma un altro giorno senza cibo".
Ed è proprio vero visto che Jacques Diouf, direttore generale della FAO , ricorda che ben 30 Paesi hanno dei gravissimi problemi per alimentare la popolazione e, non casualmente, 21 di questi sono in Africa. La sicurezza alimentare è messa in discussione anche dall'instabilità dei mercati e dalle speculazioni sul grano e sul riso.
Come ogni anno partono mille iniziative, tutte lodevoli e legittime, ma sempre più virtuali ed orientate al "charity marketing". Le iniziative radicali, quelle per cercare di risolvere la fame nel mondo una volta per tutte, a partire dal quotidiano, stentano a vedersi.
Bisogna quindi riconoscere che questi nostri fratelli muoiono di fame per il nostro stile di vita ipocrita e ignorante che ci fa buttare nella spazzatura (nell'umido per carità!) il cibo che servirebbe a nutrire 44 milioni di persone ogni anno (come ha spiegato Coldiretti, in occasione della "Biodomenica") e ci fa comprare ogni giorno oggetti inutili che affamano, per l'estrazione delle materie prime, queste popolazioni.
Il nostro consumismo, non il nostro benessere, che sono due cose diverse, affama il mondo.
Si potrebbe continuare per giorni, ma la cosa più ipocrita che oggi sembra dimenticata e non vale neppure una marcia, è che uno Stato non può parlare sinceramente di "fame nel mondo" quando spende in investimenti militari e guerre la cifra che potrebbe sfamare tutti.
La fame nel mondo è infatti la diretta conseguenza della pace nel mondo. E se non c'è pace senza giustizia, ci sarà fame sino a che non ci sarà pace.

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