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Eto'o: all'Anzhi solo per soldi. Io, modello per l'Africa

Il calciatore camerunense ex Inter, passato recentemente all'Anzhi, spiega le motivazioni della sua scelta, incoronandosi come modello da seguire per i suoi connazionali. "Con questo contratto dimostro ai ragazzini africani che tutto è possibile e che basta darsi i mezzi per riuscire".

"Voglio dare l'esempio a milioni di ragazzini africani". Samuel Eto'o, ex interista, passato recentemente in una squadra di molto più basso livello ma estremamente più ricca, racconta la sua storia. Nato in Camerun e quindi consapevole dello stato in cui vivono i suoi connazionali, ha deciso per una vita da milionario per dimostrare che i sogni si possono realizzare. L'Anzhi, club del Daghestan nel quale ora Eto'o guadagna circa 20 milioni di euro a stagione per tre anni, non gli garantirà di certo la stessa visibilità delle sue ex squadre (Barcellona e Inter), ma spera di essere visto dai suoi connazionali africani come "l'eroe" che ha raggiunto tutti i suoi obiettivi. "L'idea – spiega l'attaccante camerunense – è dare visibilità all'Africa, provare che anche noi africani possiamo diventare gente importante". Poi continua: "Se mi avessero proposto lo stesso stipendio che avevo all'Inter non sarei venuto. Poi è facile criticare. Non rimpiango nulla, le installazioni sono ottime e le persone formidabili. Con questo contratto dimostro ai ragazzini africani che tutto è possibile e che basta darsi i mezzi per riuscire. Se al posto mio fosse arrivato un europeo o un sudamericano se ne sarebbe parlato di meno. Per un africano invece la cosa appare meno ovvia. Secondo Eto'o, infatti: "Il proprietario del club associando la sua volontà al mio talento ha permesso che il sogno di migliaia di africani diventasse realtà. D'altronde anche il presidente del Gabon mi ha detto che dovevo venire qui, perché è di questo che l'Africa ha bisogno". Fatto curioso accaduto ad Eto'o è stata la proposta di evitare il traffico per arrivare agli allenamenti servendosi di un elicottero, ma stavolta Eto'o ha rifiutato. Come per dire, "c'è un limite a tutto".

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