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Mentana: mi dimetto da TG7, non si lavora con chi ti denuncia

Enrico Mentana annuncia che ha intenzione di dimettersi dalla direzione del TG di La7, e i titoli di Telecom Italia Media crollano in borsa. A far scaturire la decisione di Mentana una denuncia che l'Associazione Stampa Romana, insieme al Cdr, starebbe per presentare "per comportamento antisindacale".

Il comunicato diffuso il 13 dicembre da l'Associazione Stampa Romana "d'intesa con il Comitato di Redazione" non sembrava lasciare ombra di dubbio, visto che annunciava senza troppi giri di parole di aver "dato mandato all'avvocato Bruno Del Vecchio di sporgere denuncia per comportamento antisindacale (articolo 28 della legge 300-1970) contro l'emittente La7 e il direttore del TG Enrico Mentana". L´Asr, spiegava, "dopo ripetuti tentativi di conciliazione, si vede costretta a questo atto per le ripetute violazioni dell'articolo 34 del Cnlg da parte della direzione del TG de La7 che si rifiuta categoricamente di intrattenere corrette relazioni con il Comitato di Redazione", precisando che "la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il rifiuto del direttore di leggere nel TG il comunicato della FNSI che solidarizzava con lo sciopero dei poligrafici, indetto nell'ambito della mobilitazione di Cgil-Cisl-Uil e Ugl contro la manovra del Governo Monti. Un rifiuto irricevibile e contrario a quanto previsto dagli accordi collettivi di lavoro". Enrico Mentana ha atteso 24 ore, come spiega lui stesso, prima di annunciare, durante il TG delle 20:00, di aver deciso di dimettersi dalla direzione del telegiornale perché, sottolinea, non può "lavorare con persone che mi hanno denunciato". "Come si può lavorare in un ambiente dove ci sono persone che hanno denunciato? Ognuno di voi studia o lavora. Si può studiare o lavorare in un ambiente dove sei stato denunciato?" continua Enrico Mentana, ricostruendo i fatti che hanno portato a tale decisione. "In questo telegiornale entrano solo le notizie che contano - ha spiegato Mentana - abbiamo tolto tutti i fronzoli, notizie che non interessano all'opinione pubblica. Della solidarietà della Fnsi ai poligrafici si poteva fare a meno, non accettiamo imposizioni di documenti da parte di questa o quella categoria, sennò il TG sarebbe fatto solo di comunicati perché una volta che entra uno entrano tutti. Quindi abbiamo deciso di non accettare quella richiesta. Sono convinto che non aggiungeva nulla alla corretta informazione data dal TG sullo sciopero". Il direttore dimissionario spiega anche che "l'assemblea dei giornalisti de La7" gli ha però "chiesto di restare", leggendo un comunicato da loro diffuso dove esprimono "stima e apprezzamento per lo straordinario lavoro che (Mentana, ndr) sta svolgendo insieme alla redazione", chiedendo quindi al direttore "di restare alla guida del TG che sotto la sua direzione ha raggiunto risultati straordinari, rilanciando l'emittente". "L'assemblea dei giornalisti de La7 - si legge nel comunicato - rileva che il Cdr non ha presentato alcuna denuncia né ha mai intrapreso azioni contro il direttore d'intesa con l'Associazione Stampa Romana. L'assemblea invita l'Associazione Stampa Romana a non prendere alcuna iniziativa che rischia di essere inopportuna e dannosa per la stessa redazione de La7. L'assemblea dei giornalisti de La7, chiede alla Fnsi di adoperarsi per il dialogo e la ripresa di corrette relazioni sindacali". Enrico Mentana non sembra però accontentarsi di questa precisazione "tardiva", sottolineando che "o ci sarà un chiarimento ulteriore che possa dissipare il terreno da tutto questo, che è molto grave dal mio punto di vista, o non avrò ancora ragione di restare qui. Immaginate cosa vuol dire dopo tutto il lavoro svolto", concludendo schiettamente, come d'altronde suo solito: "Non voglio fare la fine di altri direttori che si sono dimessi perché rinviati a giudizio o anzi che sono stati dimissionati perché rinviati a giudizio. Vorrei avere oltre che la fedina penale anche la coscienza immacolata". A tal proposito, Enrico Mentana chiarisce immediatamente che "comunque vada, se proprio non dovessi proseguire questa esperienza a La7, non accetterei di certo di andare a un telegiornale della Rai, assolutamente", precisando: "Ieri (13 dicembre, ndr) è stato sostituito Minzolini al TG1, ecco quello proprio non mi riguarda...". Enrico Mentana apre invece le porte, semmai dovesse decidere infine di lasciare davvero la direzione del TG di La7, ad una esperienza come quella di "Servizio Pubblico" di Michele Santoro, "al di fuori dalle reti più tradizionali". Da parte sua Telecom Italia Media comunica immediatamente "di non aver ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale circa la decisione di Enrico Mentana di volersi dimettere dalla guida del TG La7", esprimendo al contempo "al direttore Mentana la più ampia solidarietà per le azioni sproporzionate intraprese dagli organismi di rappresentanza sindacale locale e nazionale e auspica la veloce ricomposizione del dissidio, nel civile confronto delle opinioni fra tutti gli attori coinvolti". Solidali con Enrico Mentana, tra gli altri, anche il direttore del TG5, Clemente Mimun, che ricorda come neanche il suo telegiornale ha "passato" il comunicato, e Maurizio Belpietro che "condivide la sua protesta" visto che "non è pensabile che di fronte a quello che succede debba essere denunciato solo perché non ha letto uno dei tanti comunicati, della Federazione nazionale della Stampa". Franco Siddi, segretario della FNSI, annuncia quindi che "il sindacato nazionale è pronto a favorire un recupero serio di relazioni in un luogo di gestione che appartiene a organismi diversi, Cdr e Asr, per portare tutto al giusto grado di importanza e di giusta composizione". E mentre in queste ore si capirà come andrà a finire la vicenda, l'annuncio delle dimissioni di Enrico Mentana ha provocato in borsa un calo delle azioni di Telecom Italia Media di oltre il 6%.

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