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Letta: governo per erigere Terza Repubblica, con cambio della Costituzione

Enrico Letta, prima di incassare la fiducia alla Camera, ha chiarito che uno degli obiettivi del suo governo sarà quello di far entrare finalmente "l'Italia nella Terza Repubblica" attraverso un "cambio di Costituzione", che avverrà grazie all'aiuto di una Convezione costituzionale, che vorrebbe presiedere Silvio Berlusconi.

"Vedo oggi una via stretta, ma possibile, per una riforma - anche radicale - del sistema istituzionale e del sistema politico" spiega davanti alla Camera, prima di ottenere la fiducia, il nuovo premier Enrico Letta, sottolineando come "un imperativo deve essere chiaro a tutti noi fin dal primo momento" e cioè che "in questa materia negli ultimi decenni abbiamo assistito troppe volte all'avvio di percorsi riformatori che si presentavano come risolutori, che nelle intenzioni, anche sincere, di chi li proponeva promettevano di regalarci istituzioni più efficienti e capaci di decidere, oltre che maggiormente vicine ai cittadini, e che invece si sono infranti contro veti reciproci chiusure partigiane, prese di posizione strumentali e contrapposizioni dannose nonostante, in ultimo, i reiterati richiami del Presidente della Repubblica". Proprio per questo, Enrico Letta annuncia quindi ufficialmente che "al fine di sottrarre la discussione sulla riforma della Carta costituzionale alle fisiologiche contrapposizioni del dibattito contingente sarebbe bene che il Parlamento adottasse le sue decisioni sulla base delle proposte formulate da una Convenzione aperta anche alla partecipazione di autorevoli esperti non parlamentari e che parta dai risultati delle attività parlamentari della scorsa legislatura e delle conclusioni del Comitato dei saggi istituito dal Presidente della Repubblica". Convenzione per le riforme della Costituzione che punta a presiedere Silvio Berlusconi, come annunciato nel corso de "La Telefonata" di Maurizio Belpietro.

"La Convenzione deve poter avviare subito i propri lavori sulla base degli atti di indirizzo del Parlamento, in attesa che le procedure per una legge costituzionale possano compiersi", continua quindi Enrico Letta nel suo discorso programmatico, avvisando: "Dal momento che questa volta l'unico sbocco possibile su questo tema è il successo nell'approvazione delle riforme che il Paese aspetta da troppo tempo, fra diciotto mesi verificherò se il progetto sarà avviato verso un porto sicuro. Se avrò una ragionevole certezza che il processo di revisione della Costituzione potrà avere successo, allora il nostro lavoro potrà continuare. In caso contrario, se veti e incertezze dovessero minacciare di impantanare tutto per l'ennesima volta, non avrei esitazione a trarne immediatamente le conseguenze".

"L'obiettivo complessivo è quello di una riforma che riavvicini i cittadini alle istituzioni rafforzando l'investitura popolare dell'Esecutivo e migliorando efficienza ed efficacia del processo legislativo. - chiarisce Enrico Letta - I principi che debbono guidarci sono quelli di una democrazia governante, la capacità degli elettori di scegliersi propri rappresentanti e di decidere alle elezioni sui Governi e le maggioranze che li sostengono. Dobbiamo superare il bicameralismo paritario per snellire il processo decisionale ed evitare ingorghi istituzionali come quello che abbiamo appena sperimentato, affidando ad una sola Camera il compito di conferire o revocare la fiducia al Governo. Nessuna legge elettorale, infatti, è in grado di garantire il formarsi di una maggioranza identica in due diversi rami del Parlamento. Dobbiamo, quindi, istituire una seconda Camera - il Senato delle regioni e delle autonomie - con competenze differenziate e con l'obiettivo di realizzare compiutamente l'integrazione dello Stato centrale con le autonomie, anche sulla base di una chiara ripartizione delle competenze tra livelli di Governo con il perfezionamento della riforma del Titolo V. Bisogna riordinare i livelli amministrativi e abolire definitivamente le province. Semplificazione e sussidiarietà debbono guidarci al fine di promuovere l'efficienza di tutti i livelli amministrativi e di ridurre i costi di funzionamento dello Stato".

Enrico Letta premette che "questo non significa perseguire una politica di tagli indifferenziati, ma, al contrario, valorizzare comuni e regioni per rafforzare le loro responsabilità, in un'ottica di alleanza tra il Governo, i territori e le autonomie ordinarie e speciali. - aggiungendo - Bisogna altresì chiudere rapidamente la partita del federalismo fiscale rivedendo il rapporto fiscale tra centro e periferia, salvaguardando la centralità dei territori delle regioni e valorizzando le autonomie speciali. Si può anche esplorare il suggerimento del comitato di saggi, istituito dal Presidente della Repubblica, per l'eventuale riorganizzazione delle regioni e dei rapporti tra loro". Inoltre, Enrico Letta sembra concorde nel ritenere che "occorre poi riformare la forma di governo, e su questo punto bisogna anche prendere in considerazione scelte coraggiose, rifiutando piccole misure cosmetiche e respingendo i pregiudizi del passato. - chiarendo - La legge elettorale è naturalmente legata alla forma di Governo, ma si possono sin da ora delineare gli obiettivi fondamentali: innanzitutto dobbiamo solennemente, qui, assumere l'impegno che quella dello scorso febbraio sia l'ultima consultazione elettorale che si svolge sulla base della legge elettorale vigente Cambiarla serve non solamente per assicurare la formazione di maggioranze sufficientemente ampie e coese, in grado di garantire Governi stabili, ma prima ancora, per restituire legittimità al Parlamento e ai singoli parlamentari" perché non si può più "accettare l'idea di parlamentari, di fatto imposti con la stessa presentazione delle candidature, senza che i cittadini abbiano la possibilità di individuare il candidato più meritevole il giorno delle elezioni".

Enrico Letta, replicando agli interventi in Aula, chiarisce quindi che l'obiettivo, a tal proposito è quello "di far sì che questa legislatura diventi una legislatura che faccia entrare l'Italia nella Terza Repubblica", precisando: "Se siamo qui noi al servizio del Paese e tutti insieme al servizio delle istituzioni è perché crediamo che la Seconda Repubblica sia finita e non vogliamo un'agonia che allunghi la vita della Seconda Repubblica. Crediamo che dobbiamo entrare nella Terza Repubblica del nostro Paese e per questo c'è bisogno di un cambio di Costituzione".

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