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Libia: ENI continua la produzione, ma rafforza "misure di sicurezza"

Eni continua la produzione in Libia anche se "sta provvedendo a rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza a tutela di persone e impianti". Eni informa che è in corso il rimpatrio "dei famigliari dei propri dipendenti" e "sia dei dipendenti non strettamente operativi".

Per l'ENI la Libia è di vitale importanza, e la finissima sabbia usata nella pubblicità istituzionale, nel disegnare lo sviluppo e il progresso dell'azienda multinazionale italiana, potrebbe trasformarsi in sabbie mobili.
La rivoluzione egiziana e la rivolta in Libia, potrebbero mettere infatti a serio rischio gli affari del "cane a sei zampe", come di molte aziende italiane, ormai abituate a fare affari con Mubarak e Gheddafi da decenni.
Riecheggiano le parole di Scaroni "il libico" quando dichiarava alla stampa che "il tema della Libia per me torna all'Eni quasi storicamente - spiega l'amministratore delegato del cane a sei zampe, che martedì ha firmato con la compagnia di Stato Noc un maxiaccordo strategico da 28 miliardi di dollari per consolidare la presenza del gruppo italiano - Si tratta del secondo paese, dopo l'Egitto, nel processo di espansione dell'Eni avviato da Enrico Mattei" (articolo su 'La Repubblica' - "Scaroni il Libico 'Sulle orme di Mattei'" - 22/10/2007 http://is.gd/bOXnCR).
Libia ed Egitto appunto, due Paesi, due rivoluzioni. E ancora "La Libia - ha detto Scaroni - è di gran lunga il Paese per noi più importante, anche di Kashaghan e noi lo siamo altrettanto per loro. Siamo presenti dal 1959 e siamo oggi il maggior operatore straniero nel Paese con una produzione media giornaliera di oltre 550mila barili di olio equivalente di cui 250mila di nostra spettanza" (articolo su 'Alice News' "Eni / Scaroni: Libia resta paese più omportante per gruppo" - 16/10/2007 http://is.gd/bOXnCR).
E ora? Eni rassicura tutti: la produzione continua. Gli impianti funzionano regolarmente anche se, in un ultima nota del 21 Febbraio ("Attività di Eni in Libia") comunica: "In relazione allo stato delle attività in Libia, Eni informa che è in corso sia il rimpatrio dei famigliari dei propri dipendenti, come già previsto a seguito della chiusura anticipata delle strutture scolastiche nel Paese, sia dei dipendenti non strettamente operativi. In questo momento Eni non ravvisa alcun problema agli impianti e alle strutture operative. Le attività proseguono nella norma senza conseguenze sulla produzione. Eni, tuttavia, sta provvedendo a rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza a tutela di persone e impianti".

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