Eni e la multinazionale algerina Sonatrach firmano un accordo per sviluppare la ricerca e l'estrazione di idrocarburi non convenzionali quali lo "shale gas" ovvero il "gas di scisto" che consente di sfruttare il metano intrappolato nelle rocce profonde. Insomma si incomincia a raschiare il "barile".
L'Occidente ha fame di energia e le riserve "convenzionali" e classiche del nostro pianeta stanno incominciando a languire. Così si cerca di "raschiare il barile" andando ad esplorare soluzioni che una volta, anche per i rischi connessi e per le difficoltà tecniche, non si sarebbero lontanamente prese in considerazione. Scavare pozzi profondi come il "Macondo" della BP, che provocò la "marea nera", è una di queste "soluzioni", come senz'altro un'altra simile è estrarre il "gas di scisto", lo "shale gas", ovvero essenzialmente metano imprigionato in rocce poco permeabili che vanno fatte collassare per consentirne l'estrazione. Questa "fratturazione" profonda delle rocce mette a rischio le falde acquifere e la stabilità geologica dei territori, come denunciano alcuni esperti. Anche la multinazionale italiana ENI è un gigante dell'energia che sta stringendo accordi con altre compagnie proprio per l'eventuale sfruttamento dello shale gas e di altre sorgenti di energia "non convenzionali", come vengono tecnicamente chiamate. Proprio il 28 aprile l'ENI e Sonatrach (multinazionale algerina, terzo esportatore di gas naturale del mondo) hanno firmato un accordo per lo sviluppo di questo tipo di idrocarburi e soprattutto per il comune interesse verso lo "shale gas". In una nota di ENI, che è presente in Algeria dal 1981, scrive che "sulla base delle valutazioni già espresse, Eni conferma l'alto potenziale presente in Algeria di 'shale gas' che Eni e Sonatrach si impegnano a esplorare e sviluppare. Questo permetterà a entrambe le società di effettuare importanti scoperte che andranno a rafforzare ulteriormente le prospettive di crescita del gas nel paese".
Il CdA di Eni fa sapere attraverso una nota che ha esaminato i risultati del del secondo trimestre e del primo semestre 2010 e visti i risultati ha proposto un dividendo di 0,50 euro per ogni azione.
Fonti locali rivelano che sul delta del Niger sarebbe stato danneggiato un oleodotto dell'Eni, situato a Nembe, nello Stato di Bayelsa, che rassicura: "incidente molto piccolo".
L'Ad dell'Eni Paolo Scaroni, durante il congresso Milano MedForum, sottolinea come la società non è intenzionata ad entrare nella partita del nucleare italiano. Poi un'occhio all'area del Mediterraneo nordafricano, che per la società petrolifera rappresenta il "35% della produzione".
Eni conferma la sua vocazione globale firmando un pre accordo strategico con Petrochina, il gigante cinese dell'energia per collaborazioni in Africa e per lo sfruttamento di gas difficili da estrarre se non con grossi investimenti e nuove tecnologie.