La bomba "a basso potenziale distruttivo" era per l'"Eni Energy Store" di corso Sempione a Milano e non per "Il Fatto Quotidiano", la cui redazione è a 50 metri più avanti. Arrivata la rivendicazione.
Il pacco bomba disinnescato il 21 febbraio a Milano davanti ad un negozio "Eni Energy Store" di corso Sempione a Milano, era proprio diretto alla multinazionale italiana e non alla redazione de "Il Fatto Quotidiano" come ha tenuto a precisare Peter Gomez a Radio 24: "Non è per noi il pacco bomba. C'è un Energy Store dell'Eni all'angolo e la bombetta incendiaria era piazzata proprio davanti alla loro vetrina". La confusione nasce dal fatto che la redazione è distante solo qualche decina di metri dal negozio dell'ENI. Gli artificieri hanno fortunatamente disinnescato la bomba in tempo visto che comunque, anche se "a basso potenziale distruttivo" avrebbe potuto coinvolgere i passanti. A fugare ogni dubbio sul destinatario dell'ordigno è giunta poi la rivendicazione, come scrive il Tgcom, "firmata da un gruppo dell'area anarchico-insurrezionalista" al sito "'Informa-azione' dell'area antagonista".
Il 21 luglio l'Eni sarebbe pronta a firmare con la compagnia petrolifera statale egiziana Egpc un'intesa che prevede il coinvolgimento "nei progetti in Iraq, primo tra tutti quello del giacimento di Zubair".
Il CdA di Eni fa sapere attraverso una nota che ha esaminato i risultati del del secondo trimestre e del primo semestre 2010 e visti i risultati ha proposto un dividendo di 0,50 euro per ogni azione.
L'Eni comunica che "in relazione all'attuale situazione in Libia alcune attività di produzione petrolifera e di gas naturale sono state temporaneamente sospese". Tra queste il gasdotto Greenstream. Si teme "contagio" in Paesi limitrofi.
Eni continua la produzione in Libia anche se "sta provvedendo a rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza a tutela di persone e impianti". Eni informa che è in corso il rimpatrio "dei famigliari dei propri dipendenti" e "sia dei dipendenti non strettamente operativi".