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Marcegaglia: riforme in 5 punti. UE adotti politica economica comune

Emma Marcegaglia lancia un ultimatum al governo, affermando come l'attuale "situazione di stallo" del Paese non è più tollerabile. Il numero uno di Confindustria annuncia quindi la presentazione del "manifesto per salvare l'Italia". Senza tali riforme, le responsabilità saranno scisse, avvisa.

Emma Marcegaglia torna a far sentire la sua voce. Come già altre volte, ribadisce che le manovre varate dal governo non risolvono i problemi dell'Italia, e soprattutto non contribuiscono a quella crescita essenziale per poter raggiungere, entro il 2013, al pareggio del bilancio. E così lancia un "ultimatum" al governo. Intervenendo all'assemblea degli industriali toscani, nello stabilimento Bassilichi a Firenze, il presidente di Confindustria sottolinea che non si può più tollerare "una situazione di stallo", dovuta al fatto che "non si decidono le grandi cose perché si ha paura di scontentare un partito, un pezzettino dell'elettorato o della coalizione". Emma Marcegaglia annuncia quindi che al prossimo tavolo con il governo si presenterà "insieme alle altre associazioni di imprese, con un documento, che non è per le imprese, ma un manifesto per salvare l'Italia", sottolineando quindi: "Se il governo è disponibile a parlare con noi e le associazioni di impresa di grandi riforme siamo pronti a ragionare - ma - se vuole andare avanti su piccole cosette di manutenzione non siamo interessati. Scindiamo le nostre responsabilità perché vogliamo un cambiamento vero". Il "manifesto per salvare l'Italia" si dovrebbe articolare principalmente su 5 punti fondamentali, descritti dalla Marcegaglia: "Il primo è la riduzione della spesa pubblica, non con tagli lineari ma con una spending review, soprattutto partendo da una riforma delle pensioni che ci porti in linea con l'Europa", precisando che si potrebbe utilizzare "almeno una parte delle risorse così ottenute per abbassare il cuneo contributivo fiscale a partire dai giovani" perché "non è possibile che un Paese con i problemi che abbiamo noi, mandi le persone in pensione a 58 anni, con assegni molto alti, mentre domani i giovani ci andranno a 70 anni se non di più, con assegni pari alla metà di adesso". Confindustria chiede in secondo luogo la "vendita di beni pubblici, immobiliari e anche di società" oltre alle "liberalizzazioni", visto che "nell'ultima manovra - osserva la Marcegaglia - sono stati citati alcuni capitoli ma non c'è quasi niente". Per il presidente di Confindustria bisognerebbe poi "levare tutti i vincoli burocratici e di testa che impediscono a investimenti già finanziati di partire" e infine varare "una riforma fiscale, che abbassi le tasse sui lavoratori e le imprese e eventualmente le alzi su tutto il resto". Emma Marcegaglia lascia intendere, ancora una volta, che gli industriali sarebbero anche disposti a pagare una "piccola patrimoniale" in cambio, però, di veder finalmente abbassate le tasse. La numero uno di viale dell'Astronomia non affronta la crisi economica solo in ambito nazionale, affermando come "faccia male" infatti vedere "una carenza di leadership anche a livello europeo". La Marcegaglia rilancia quindi il tema caldo i questa estate, proponendo l'attuazione di "una politica economica comune" senza la quale l'euro rischia di fallire. "O i leader europei hanno la capacità di superare i nazionalismi - avverte Emma Marcegaglia - oppure io penso che tutto quello che abbiamo fatto nell'Unione europea rischia di non restare in piedi. E in questo caso le conseguenze sarebbero devastanti". Ma i più attenti osservati pensano già che quella di creare "una voce sola nel mondo", per dirla alla Bersani (http://is.gd/2JDflr), sia ormai non solo un'idea teorica ma un fatto più che tangibile. Nell'imminente futuro.

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