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Marcegaglia chiede di isolare i violenti, che tirano uova

Emma Marcegaglia afferma che la parte peggiore della crisi è passata, mentre i lavoratori scesi in piazza per la manifestazione a Roma indetta dalla Fiom sottolineano che non è nemmeno agli inizi, visto che ci sono sempre più precari e sempre meno diritti.

Ieri da Prato per il XII Forum dei Piccoli di Confindustria Emma Marcegaglia dal palco afferma che la parte peggiore della crisi è passata, mentre i lavoratori scesi in piazza per la manifestazione a Roma indetta dalla Fiom sottolineano che non è nemmeno agli inizi, visto che ci sono sempre più precari e sempre meno diritti.
Da Prato la Marcegaglia afferma che "se a questo clima politico di veleni e intercettazioni si unisse una situazione complessa e violenta nelle fabbriche le conseguenze sarebbero pericolose, a danno dei più deboli, i lavoratori".
Le tre uova lanciate contro la sede locale del sindacato di Bonanni, in via Pallacorda, devono aver lasciato davvero il segno, visto che anche la numero uno di Confindustria afferma che manifestare va bene, ma "guardando al passato si condanna il Paese". Come se tre semplici uova contro un muro possano evocare davvero gli anni di piombo.
La Marcegaglia insiste e sostiene che "bisogna isolare i violenti, fermare il linguaggio violento, altrimenti ci sono rischi seri per il Paese". Ma a Roma una miriade di lavoratori hanno marciato pacificamente e senza nessun tipo di incidente, nonostante si stesse manifestando per ricordare a chi fa finta di essersene dimenticato che "anche il lavoro è un diritto e che il lavoro senza diritti non è lavoro", come ha gridato dal palco Guglielmo Epifani, leader della CGIL.
Ma forse a stupire i poteri forti, quelli che pretendono di decidere per tutti interpellando solo pochi, non sono le uova, che rischiano al massimo di macchiare i loro vestiti griffati, ma questo improvviso risveglio delle coscienze, assopito mentre l'Italia diventava un Paese precario ma che sembra stia cominciando a riaprire gli occhi, perché a forza di tirare, la corda rischia di spezzarsi.

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