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Emanuela Orlandi: sequestro bluff? Super testimone si accusa del rapimento

Quello di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori sarebbe stato un "sequestro bluff". Ad affermarlo sarebbe il super testimone, lo stesso uomo che ha fatto ritrovare il flauto che, dice, apparteneva ad Emanuela Orlandi. Il testimone racconterebbe che "all'inizio" l'allontanamento delle due ragazze "fu volontario", ma anche che lui fu contattato per la sua "creatività".

Quello di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori sarebbe stato solo una sorta di "sequestro bluff". Ad affermarlo, stando a quanto riportano indiscrezioni di stampa, il supert testimone che ha fatto ritrovare, negli scorsi giorni, un flauto indicato come quello che Emanuela Orlandi aveva con sé il giorno della scomparsa, il 22 giugno 1983. Il super testimone M.F.A. sarebbe stato interrogato già cinque volte dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Simona Maisto, e nel corso degli interrogatori si sarebbe autoaccusato di essere "uno dei principali telefonisti" del sequestro di Emanuela Orlandi. Ai magistrati, il testimone rivelerebbe che il flauto ritrovato sotto una formella raffigurante una stazione della via Crucis sarebbe davvero di Emanuela Orlandi, e ammetterebbe anche di essere stato lui a nascondere lo strumento sotto quella "scenografia", anche se non è chiaro se il posiziomanto sia avvenuto nei giorni scorsi o 30 anni fa. La storia che racconta M.F.A. appare surreale. Il super testimone spiegherebbe di aver fatto parte di "un nucleo di intelligence" nato "per esercitare pressioni sulla Santa Sede", che il 22 giugno del 1983 si appostò "per scattare fotografie alla BMW su cui c'era De Pedis" e soprattutto afferma che all'inizio l'allontanamento di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983 a Roma, "fu volontario" perché fu creata "una trama di amiche con cui si allontanarono". Trama che assomiglia in realtà più ad un romanzo.

Nel corso dei suoi interrogatori, il testimone M.F.A. spiegherebbe infatti che per il sequestro di Emanuela Orlandi collaborò "una compagna di scuola, che salì con lei su un'auto assieme a un finto prete" mentre con Mirella Gregori "successe l'imprevisto: si innamorò di un nostro operatore, andò all'estero e tornò una sola volta a Roma, nel 1994, per incontrare sua madre in un caravan in Corso d'Italia". Naturalmente, appresa la notizia, la sorella di Mirella Gregori ha sottolineato indignata: "L'avrei saputo, è una falsità assoluta". Il super testimone affermerebbe quindi che Emanuela Orlandi rimanese in Italia per tutto il 1983 e assicura: "Non subì violenze, visse in due appartamenti e in due camper, le procurammo un pianoforte e la rassicuravamo dicendole che la famiglia era al corrente - poi - il gruppo la trasferì all'estero, nei sobborghi di Parigi (...) dove potrebbe essere ancora viva, così come Mirella, ma non so dove". All'inizio, l'idea era quella di liberare poco dopo Emanuela Orlandi, ma dopo "l'appello del Papa all'Angelus, il 3 luglio, che diede risalto mondiale al caso" ciò non fu più possibile, afferma sempre il testimone.

Ma perché venne organizzato questo anomalo sequestro? Il super testimone spiegherebbe che le due sparizioni sarebbero legate all'attentato subito da Giovanni Paolo II, dopo che "i servizi segreti dissero ad Agca che se avesse collaborato avrebbe avuto la grazia sia del Papa che del presidente della Repubblica". Secondo M.F.A., lui fu contattato da alcuni ecclesiastici per "collaborare con sacerdoti un po' peccatori e creare situazioni da usare contro certi paesi dell'Est" e la Curia vaticana, in virtù della sua "creatività". In effetti, di "creatività" il super testimone sembra averne davvero tanta.

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