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Riforma lavoro, il turno del Pdl: flessibilità in entrata così non va

Mentre il Senato vota il pareggio di bilancio in Costituzione, nel silenzio dei media, si riaccende il dibattito sulla riforma del lavoro. Se prima era la CGIL ad impuntare i piede, ora è il turno del Popolo della libertà.

Quello che sembra essere un gioco delle parti ricomincia, poiché mentre il 17 aprile in Senato si voterà nel silenzio dei media mainstream sull'introduzione nella Costituzione del pareggio del bilancio, si riaccende il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro. In principio c'era la CGIL, che aveva promesso, per iniziare, ben 16 ore di sciopero per difendere l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Qualche incontro, e il problema della "flessibilità in uscita" è di colpo rientrato, con una soddisfatta Susanna Camusso che dice di aver "costretto il governo ad un passo indietro" mentre Elsa Fornero rivela candidamente che quanto aggiunto nel ddl della riforma del lavoro non cambia nella sostanza quanto già modificato dal governo in principio. Il ministro Fornero spiega infatti che "una frase che dice che per il licenziamento oggettivo nel caso di insussistenza, il giudice può ordinare il reintegro non stravolge proprio nulla. Non sono una giurista, ma credo che questo fosse già addirittura implicito.
Quindi nessuno può sostenere che quelle modifiche hanno snaturato il testo sul quale c'era l'accordo". Come nessuno, potrebbe notare qualcun altro, può sostenere di aver vinto la battaglia sull'articolo 18, visto che il compromesso raggiunto sembra solo apparentemente un risultato positivo per i lavoratori.
Ora il diatriba si sposta sulla "flessibilità in entrata", con Elsa Fornero che invita, intervenendo in commissione Lavoro al Senato, a mantenere "l'equilibrio complessivo" della riforma sul mercato del lavoro, anche se specifica che il testo del ddl non è certo definitivo.
"Si può anche migliorare ma non sarebbe nell'interesse del Paese fare operazioni di bilancino all'indietro" continua la Fornero, che questa volta si trova a dover mediare soprattutto con il Popolo della libertà che chiede "modifiche alla flessibilità in entrata" per "evitare licenziamenti in massa", come dichiara il capogruppo del Pdl in Senato, Maurizio Gasparri.
Gasparri spiega infatti che il Pdl ha letto "con preoccupazione dichiarazioni di imprenditori e Confindustria", ascoltati in commissione insieme a CGIL, Cisl e Uil, concludendo che se alcune possono sembrare "allarmistiche" altre sono invece "giuste e fondate".
I tempi dovranno comunque essere "rapidi", precisa però Elsa Fornero, tanto che la commissione Lavoro di Palazzo Madama sembra che chiuderà l'esame del ddl sul mercato del lavoro entro la mattina del 2 maggio.
Il tempo necessario, ipotizza forse qualcuno, perché "tutto cambi affinché nulla cambi".

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