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Fornero e la nuova "forma mentis" del governo: disoccupati attivi

Elsa Fornero continua a proteggere la sua riforma del lavoro invitando gli italiani a cambiare "mentalità" perché "un 40enne disoccupato ha il diritto e il dovere di riqualificarsi, di non rifiutare corsi, né opportunità di lavoro fornite".

Elsa Fornero torna a spiegare la riforma del lavoro che tanto difende, anche se qualcuno potrebbe pensare che ad ogni intervento il ministro del Walfare non fa che peggiorare la situazione.
La Fornero cerca infatti di spiegare, per esempio, che anche quando si toglie "una garanzia" non si "sottrarre una protezione". Una strana logica, ma che serve a "giustificare" quella flessibilità in uscita (una volta si sarebbe chiamato precariato) che verrà favorita modificando l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Elsa Fornero cerca infatti di convincere (se ce ne fosse mai stato bisogno) la platea di un convegno a Torino dell'Udc dal titolo emblematico "La crisi ucciderà il welfare?" che togliere "al giudice la possibilità di reintegrare il lavoratore licenziato" non vuol dire "smantellare l'articolo 18" perché il governo, continua il ministro, ha semplicemente "cercato di fare un ragionamento sul fatto che c'è un'area che fa impresa, che può avere in certi momenti un motivo economico vero per licenziare le persone e indennizzarle economicamente senza che intervenga il giudice che le fa reintegrare".
D'altronde, Elsa Fornero, come prima di lei Mario Monti, invita gli italiani a cambiare radicalmente "mentalità". La nuova "forma mentis" che il governo cerca di scolpire nella società, infatti, non ammetterà più che si dica "mi devo aspettare l'indennità da disoccupato" perché l'italiano dovrà immediatamente pensare "mi devo attivare per trovare un lavoro", perché, specifica la Fornero "un 40enne disoccupato ha il diritto e il dovere di riqualificarsi, di non rifiutare corsi, né opportunità di lavoro fornite".
Il progetto del governo sembra essere molto chiaro, e ricalca politiche del Walfare già presenti in altri Paesi. In poche parole, in futuro sembra che sarà attivato un "sostegno al reddito per disoccupati, ma condizionato al fatto di essere attivi", come precisa il ministro del Lavoro, che pensa che la "vera rivoluzione in Italia" sarà quella dove lo Stato garantirà un "reddito" anche al disoccupato che però, sembra di intuire, dovrà seguire percorsi di "formazione, riqualificazione e servizi per impiego".
In definitiva, per il governo "l'idea" non è quella "di proteggere il posto di lavoratore, ma il lavoratore nel mercato del lavoro" anche perché "tenere un lavoratore associato al suo posto di lavoro per anni senza chiedergli niente" costa, domandando: "Non sarebbe meglio dirgli che quel posto di lavoro non c'è più e riconoscerlo come disoccupato e aiutarlo a trovare una riqualificazione professionale?". Ogni commento sembra risultare superfluo.

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