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Fornero e articolo 18: la modifica la vuole l'UE. Verso deregulation?

Elsa Fornero sembra stupirsi del fatto che i sindacati non vogliano toccare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Pare inoltre che questa "deregolamentazione" sia voluta dall'UE che con la crisi punta alle "cessioni delle sovranità nazionali", come spiegava Mario Monti.

A svelare come stanno in realtà le cose è Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che rivela come la modifica dell'articolo 18 "è un tema che sta nelle richieste dell'Unione europea che ci chiede di rendere il lavoro più flessibile" e che quindi "il governo si deve misurare su questo problema". Nonostante infatti sia cambiato il governo, spesso si tende a dimenticare che il "commissariamento" dell'Italia è rimasto immutato. La lettera della BCE rimane ugualmente scritta nero su bianco, e le riforme vanno nella direzione tracciata dall'UE. La vecchia Italia, quella che ha reso "benestanti" la maggioranza della popolazione, come continua a ripetere Silvio Berlusconi, deve scomparire. Ciò che deve passare è il fatto che siano state le troppe tutele, i troppi diritti e il troppo pubblico ad aver causato la crisi, e così, messo da parte un governo che non sarebbe riuscito a portare avanti determinati provvedimenti a causa dell'elevata contrapposizione politica che ormai regnava in Parlamento, ecco che l'esecutivo dei tecnocrati compie quello che nessun altro governo sarebbe stato in grado di fare: la deregolamentazione. La stessa, forse, ipotizza già qualche analista, che portò l'Argentina alla bancarotta. "Deregolamentazione anziché controllo statale, liberalizzazione del commercio e della circolazione dei capitali e privatizzazione delle imprese pubbliche: ecco le armi strategiche nell'arsenale dei governi devoti al mercato e delle organizzazioni economiche mondiali guidate da questi governi, della banca mondiale, del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dell'Organizzazione mondiale del Commercio (WTO)" scrivevano nel 1996 i giornalisti Hans-Peter Martin e Harald Schumann nel libro "La trappola della globalizzazione - L'attacco alla democrazia e al benessere", dove viene descritta quella che sembra si stia cercando di attuare qui in Italia, e cioè la "politica del 20:80". "Paesi ricchi senza ceto medio degno di nota" dove solo "il 20 per cento della popolazione abile al lavoro sarà sufficiente per far funzionare l'economia mondiale" spiegano i redattori del Der Spiegel; il restante 80 per cento sarà distratto dal "Tittytainment", una "combinazione tra un intrattenimento atto ad intontire e un'alimentazione sufficiente". Elsa Fornero non sembra quindi più commuovere, anche se non versa più lacrime, quando si stupisce del fatto che i sindacati, che ancora protestano riguardo una riforma delle pensioni che meno equa non si poteva, a loro giudizio, alzano la voce anche in difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il ministro del Lavoro del governo Monti sembra infatti che stia tentando di andare a modificare una tutela non solamente ritenuta da tutti i sindacati, e non solo, essenziale per i lavoratori ma anche una "norma di civiltà". E lo fa, sembra lasciar intendere Cicchitto, perché è l'UE che ce lo chiede. Ma cosa vuole in realtà l'Europa? A questa domanda sembra poter rispondere Mario Monti, che nel febbraio del 2011 interveniva alla Luiss (Youtube http://is.gd/5jYUts) per spiegare che "non dobbiamo sorprenderci che l'Europa abbia bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell'Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali ad un livello comunitario - specificando - E' chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini ad una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle, perché c'è crisi in atto visibile, conclamata". Gli italiani hanno già ceduto una parte della loro sovranità permettendo di far sedere in Parlamento delle persone non elette ma nominate. La domanda di molti sarà dunque: quando "il costo politico e psicologico" sarà ancora più elevato da consentire il passaggio definitivo? E questo cosa comporterà? Finora le conseguenze della crisi sono evidenti in particolar modo in Grecia, dove la percentuale dei suicidi è raddoppiata, tanto che il tasso greco di suicidi è il più alto in Europa (tre anni fa era invece il Paese con la percentuale più bassa).

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