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Elsa Fornero: flessibilità sarà "buona". PMLI: balla, è sempre cattiva

Elsa Fornero scrive una lettera a La Stampa spiegando che nella riforma del lavoro la flessibilità sarà "buona". Gli risponde il PMLI, attraverso un articolo de Il Bolscevico: "La flessibilità del lavoro buona non esiste, è tutta cattiva e fa danni".

Il ministro Elsa Fornero cerca di convincere gli italiani della bontà della riforma del lavoro che si appresta a varare, quella dove vorrebbe andare a modificare tra le altre cose l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, inviando al quotidiano La Stampa (pubblicato dalla casa editrice controllata dal gruppo Fiat tramite la holding Itedi) una lunga lettera (http://is.gd/7Jaw4W) dove spiega che "un mercato del lavoro dinamico, con flessibilità più equamente distribuita e adeguatamente remunerata e con ammortizzatori universalistici" è "un ingrediente essenziale di una ricetta più complessa per rimediare alle debolezze strutturali del Paese".
Come spesso avviene da quando il governo è presieduto dai tecnici, le parole di Elsa Fornero non hanno suscitato alcun tipo di reazione, anche perché l'appoggio trasversale all'esecutivo guidato da Mario Monti da parte delle maggiori forze politiche che siedono in Parlamento sembrano aver annullato, dalla caduta di Silvio Berlusconi, qualsiasi dibattito e confronto in nome di quella responsabilità che sembra però non essere mai stata utilizzata prima per evitare di far piombare l'Italia in una crisi, che più di un esperto vede senza uscita se il progetto è il definitivo spostamento di sovranità, a partire da quella economica, verso l'Europa.
Tra i pochi partiti sempre attenti ai mutamenti politici e sociali c'è quello marxista-leninista italiano (PMLI), che attraverso un articolo de "Il Bolscevico" (http://is.gd/jDV8xL) (n. 10-2012) replica puntalmente al ministro del Welfare, da cui estrapoliamo alcune parti.
"Della lettera scritta dal ministro, colpisce di primo acchito l'impostazione assolutamente liberista tutta a favore delle imprese e del capitalismo italiano impegnato a reggere il confronto nella globalizzazione; l'analisi del discorrere sul tema del lavoro su un piano puramente teorico, senza tenere di conto la realtà e i problemi concreti esistenti; la proposta di una 'riforma' del 'mercato del lavoro' che si fonda sulla flessibilità sia in entrata che in uscita e lo stravolgimento degli 'ammortizzatori sociali' per abbassarne le tutele" scrive Il Bolscevico, sottolineando però come "il cuore della proposta della Fornero" sia "costituito dalla flessibilità, quella 'buona' precisa, ma poi non dice quale sarebbe quella cattiva e se va abolita".
In questa riforma del lavoro pensata da Elsa Fornero, infatti, non solo "l'occupazione a tempo indeterminato, il 'posto fisso' non viene nemmeno preso in considerazione" in maniera tale che "i padroni dovrebbero avere la libertà di assumere con contratti a tempo (e quindi tutti i lavoratori sarebbero precari) e dovrebbero avere la libertà di licenziare in presenza di qualche protezione sociale, di un sussidio di disoccupazione", come evidenzia Il Bolscevico, ma il giornale del PMLI fa notare anche come il ministro del Lavoro non spende nemmeno una "parola per denunciare i drammatici guasti sociali prodotti dall'introduzione di una miriade di contratti precari dagli anni '90 ad oggi".
"Non un parola per stigmatizzare l'evolversi di un precariato di massa che ha condannato più di una generazione di giovani a subire condizioni di lavoro insicure, supersfruttate, con bassi salari e senza diritti" continua Il Bolscevico, che rileva quindi che "alla luce dei fatti e dell'esperienza si può dire, senza paura di essere smentiti, che la flessibilità del lavoro buona non esiste, è tutta cattiva e fa danni".
Elsa Fornero sostiene che "a partire dalla metà degli anni Novanta, le profonde modifiche apportate, in larga parte col consenso delle parti sociali, al mercato del lavoro italiano hanno introdotto significativi margini di flessibilità e sostenuto la crescita dell'occupazione con un aumento consistente della quota di lavoratori proveniente dai segmenti più svantaggiati, cioè i giovani e le donne".
"Balla colossale!" afferma per tutta risposta il PMLI, e l'articolo de Il Bolscevico prosegue sostenendo che il ministro del Welfare dovrebbe invece "spiegare come mai la disoccupazione giovanile in Italia è al 31%, una delle percentuali più alte in zona UE? - precisando - Quando la Fornero segnala una condizione svantaggiata dei giovani lo fa in modo strumentale. Gli serve per sostenere la sua tesi sul cosiddetto dualismo del 'mercato del lavoro', per dare l'assalto ai lavoratori a suo dire 'protetti', 'privilegiati', gli serve per giustificare provvedimenti finalizzati ad abbassare le loro tutele: dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori a un sistema di 'ammortizzatori' che attualmente prevede la cassa integrazione ordinaria, quella straordinaria e le liste della mobilità".
Elsa Fornero, nella lettera pubblicata da La Stampa, spiega che gli "ammortizzatori sociali" come "ad esempio, la Cig, i contratti di solidarietà, la mobilità lunga" sono stati "pensati per un mercato del lavoro molto meno flessibile" e che "gli schemi esistenti si sono rivelati incapaci di offrire una rete di protezione a chi, negli anni precedenti, è stato maggiormente coinvolto dalla maggiore flessibilità".
Il PMLI ammette come sia "più che giusta l'idea di estendere questi strumenti a tutti i lavoratori dando ad essi un carattere universalistico" ma non crede affatto che sia questo il vero obiettivo del governo Monti, con Il Bolscevico che spiega come "l'operazione che ha in mente la Fornero è tutt'altra: ridurre drasticamente l'attuale sistema degli 'ammortizzatori sociali' alla sola cassa integrazione ordinaria per un periodo non superiore ai 12 mesi, poi il licenziamento e un magro sussidio di disoccupazione per 8 mesi e non oltre. Per giunta senza metterci un euro i più".
"La direzione di questa linea è chiara: non più ma meno tutele sociali e previdenziali per le lavoratrici e i lavoratori; che già hanno subito una mazzata nei trattamenti pensionistici. Non meno ma più precarietà" conclude l'articolo Il Bolscevico, invitando "tutti i sindacati" a "sentire il dovere e l'urgenza" a proclamare uno "sciopero generale di 8 ore con manifestazione nazionale a Roma davanti alla Camera".

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