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Elisa Claps: 30 anni per Restivo, ma forse ci sarà solo mezza verità

Comincia il processo sull'omicidio di Elisa Claps, e i pm chiedono per Danilo Restivo, unico imputato, una condanna a 30 anni. Ma per la famiglia Claps non è questa la vera "giustizia", perché ciò che vorrebbero è sapere l'intera verità, quella cioè su chi avrebbe aiutato Restivo.

Inizia 18 anni dopo la morte di Elisa Claps il processo che vede Danilo Restivo, già condannato al carcere a vita in Inghilterra per l'omicidio nel 2002 della sarta Heather Barnett, come unico imputato. I pm chiedono per Restivo il massimo della pena che si può ottenere con il rito abbreviato, cioè 30 anni, ma non è della pena che si preoccupa la famiglia di Elisa Claps, che fin dal primo giorno della scomparsa della ragazza, allora 16enne, è rimasta convinta che ad uccidere fosse stato Restivo. "Non è questa la mia giustizia" spiega la mamma di Elisa Claps ai microfoni di Sky Tg24 (http://is.gd/bAr2e2), riferendosi alla probabile condanna di Danilo Restivo quando sarà terminato il processo che si svolgerà presso il Tribunale di Salerno. La mamma di Elisa vorrebbe soprattutto sapere, perché di questo sembra esserne convinta, chi ha coperto Danilo Restivo, e se ha avuto dei complici. Il problema però è che probabilmente l'imputato non sarà mai in Aula, salvo "colpi di cena", e in questo modo si potrà arrivare solo ad una verità sull'omicidio in sè, ma non riguardo a ciò che è ruotato attorno al delitto. Come spiega Gildo Claps, fratello di Elisa, la famiglia crede che "alcuni esponenti del clero in tutti questi anni abbiano mentito", visto che il cadavere della ragazza è stato ritrovato diciotto anni nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità a Potenza, dove a quanto pare era stato fatto anche un buco tra le travi del sottotetto, per evitare che si sentissero gli odori della decomposizione. A far scatenare ancor più le polemiche, poi, il fatto che la Diocesi di Potenza abbia chiesto di costituirsi parte civile, tanto che Gildo Claps, attendendo la decisione del gup in merito a tale richiesta, spiega come sia "chiaro che questa della Chiesa ci sembra assolutamente una decisione grottesca perché evidentemente non hanno risposto e sentito i nostri appelli a tenersi fuori da questa vicenda visto che hanno mentito per tutti questi anni alcuni esponenti del clero fino alla farsa del ritrovamento del 17 marzo (.., ndr) - aggiungendo - Mi auguro che il giudice rigetti questa richiesta perché per noi sarebbe una ennesima offesa per la battaglia che abbiamo condotto in questi anni" (Sky Tg24 - http://is.gd/bAr2e2). E infatti il gup ha respinto la richiesta della Diocesi, pare motivando tale decisione con la "mancata diligenza nel controllo e gestione dei locali" da parte della Chiesa, come riferisce il legale della diocesi di Potenza, Donatello Cimadomo, aggiungendo anche come il giudice abbia "riscontrato una potenziale conflittualità con le nuove indagini in corso sul ritrovamento del cadavere". Addolorata per la richiesta, poi non accolta, della Diocesi, anche la mamma di Elisa Claps, che spiega: "Avrei preferito trovare mia figlia in un campo, dovunque, ma non nella chiesa. In molti sapevano che in quella chiesa c'era Elisa. Io ho sempre detto che Elisa è entrata e non è uscita. Danilo Restivo è stato aiutato da tutti - concludendo - e queste persone devono fare un esame di coscienza perché se la Barnett in Inghilterra è morta la colpa è di chi non ha fatto il proprio dovere".

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