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Non solo Giulio Regeni: in Egitto 4 sparizioni al giorno. UE e USA vietino export armi

Non solo Giulio Regeni. In Egitto, l'Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa) si rende responsabile di rapimenti, torture e sparizioni forzate, denuncia Amnesty International. L'Ong chiede quindi a UE e USA di "annullare tutti i trasferimenti di armi e altro materiale che vengono usati per compiere gravi violazioni dei diritti umani

Non solo Giulio Regeni. In Egitto, l'Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa) si rende responsabile di rapimenti, torture e sparizioni forzate nel tentativo di incutere paura agli oppositori e spazzare via il dissenso pacifico. A denunciarlo è Amnesty International, nel pubblicare il rapporto "Egitto: 'Tu ufficialmente non esisti'. Sparizioni forzate e torture in nome del contrasto al terrorismo". Il dossier rivela infatti una vera e propria tendenza che vede centinaia di studenti, attivisti politici e manifestanti, compresi 14enni, sparire nelle mani dello Stato egiziano senza lasciare traccia. Mediamente, in Egitto si conterebbero dalle tre alle quattro sparizioni al giorno. Molte delle persone letteralmente sequestrate dalla Nsa vengono trattenute anche per mesi, spesso ammanettate e bendate per l'intero periodo.

Il dossier descrive in dettaglio i casi di 17 persone sottoposte a sparizione forzata, detenute illegalmente per periodi varianti da diversi giorni a sette mesi, tagliate fuori dal mondo esterno e private di contatti con avvocati e familiari e di qualsiasi supervisione giudiziaria. Il rapporto comprende inoltre drammatiche testimonianze delle torture praticate durante sessioni d'interrogatorio, anche nei confronti di minorenni. Torture atroci come quelle subite da Giulio Regeni.

Amnesty riporta in particolare il caso di Mazen Mohamed Abdallah, che è stato sottoposto a sparizione forzata nel settembre 2015, quando aveva 14 anni, ed è stato ripetutamente violentato con un bastone di legno per estorcergli una falsa "confessione". Aveva 14 anni anche Aser Mohamed, vittima di sparizione forzata nel gennaio 2016 per 34 giorni, negli uffici dell'Nsa. Durante quel periodo è stato picchiato, colpito con scariche elettriche su tutto il corpo e sospeso per gli arti. Alla fine è stato portato di fronte a un procuratore che lo ha minacciato di ulteriori scariche elettriche quando ha provato a ritrattare la "confessione". Nel rapporto vengono riportati anche altre tre sparizioni forzate di minorenni.

Amnesty sottolinea che l'evidente aumento delle sparizioni forzate risale al marzo 2015, ossia alla nomina a ministro dell'Interno di Magdy Abd el-Ghaffar, che in precedenza aveva fatto parte del Servizio per le indagini sulla sicurezza dello stato (Ssi), la famigerata polizia segreta dei tempi di Mubarak, responsabile di gravi violazioni dei diritti umani: è stata smantellata dopo la rivolta del 2011 ma solo per essere rinominata Nsa. Il peggior centro di detenzione della Nsa sarebbe quello a Lazoughly, dentro il ministero dell'Interno.

Il rapporto di Amnesty International rivela le similitudini tra i segni di tortura sul corpo di Giulio Regeni, trovato morto a Il Cairo nel febbraio 2016, e quelli sugli egiziani morti in custodia dello Stato. Ciò lascia supporre che la sua morte sia stata solo la punta dell'iceberg e che possa far parte di una più ampia serie di sparizioni forzate ad opera della Nsa e di altri servizi d'intelligence in tutto il Paese.

"Il presidente Abdel Fattah al-Sisi deve ordinare a tutte le agenzie per la sicurezza dello stato di porre fine alle sparizioni forzate e alla tortura e dire chiaramente che chiunque ordinerà o commetterà queste violazioni dei diritti umani, o se ne renderà complice, sarà portato di fronte alla giustizia" dichiara quindi Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International, chiarendo: "Le autorità egiziane si ostinano a negare l'esistenza del fenomeno delle sparizioni forzate, ma i casi descritti nel nostro rapporto forniscono ampie prove del contrario. Denunciamo non solo le brutalità cui vanno incontro gli scomparsi ma anche la collusione esistente tra le forze di sicurezza e le autorità giudiziarie, il cui ruolo è quello di mentire per coprire l'operato della sicurezza o non indagare sulle denunce di tortura, e che in questo modo si rendono complici di gravi violazioni dei diritti umani".

Il rapporto di Amnesty International contiene inoltre forti accuse nei confronti della procura egiziana, colpevole di accettare prove dubbie ottenute dalla Nsa - che falsifica regolarmente le date d'arresto per nascondere il periodo in cui i detenuti sono sottoposti a sparizione forzata -, di emettere incriminazioni basate su "confessioni" estorte sotto coercizione e di non disporre indagini sulle denunce di tortura, evitando ad esempio di ordinare esami medici e di includerne i risultati negli atti ufficiali.

"La procura egiziana, che si rende complice di violazioni dei diritti umani e tradisce in modo crudele il dovere, assegnatole dalla legge, di proteggere le persone dalle sparizioni forzate, dagli arresti arbitrari e dalla tortura. Se l'istituto della procura non verrà riformato per garantire la sua indipendenza dal potere esecutivo, ciò sarà fatto di proposito" osserva ancora Luther, il quale si appella a tutti gli Stati, particolarmente quelli dell'Unione europea e gli USA, affinché utilizzino "la loro influenza per spingere l'Egitto a porre fine a queste terribili violazioni dei diritti umani, perpetrate col falso pretesto della sicurezza e del contrasto al terrorismo".

Amnesty chiede quindi a Unione europea e Stati Uniti di "annullare tutti i trasferimenti di armi e altro materiale che vengono usati per compiere gravi violazioni dei diritti umani fino a quando non saranno poste in essere garanzie efficaci contro il loro uso improprio, non saranno condotte indagini esaurienti e indipendenti sulle violazioni dei diritti umani e i responsabili di queste ultime non saranno portati di fronte alla giustizia".

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