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Egitto: protesta è contro i militari. Sharaf si dimette, CSFA tentenna

In Egitto le piazze rivivono i caldi giorni della "primavera araba", ma che questa volta le proteste sono indirizzate alla caduta di un altro regime, quello dei militari, che detiene di fatto il potere dalle dimissioni di Mubarak. Il premier Sharaf rassegna le dimissioni, ma CSFA non le ha ancora accettate.

L'Egitto rievoca i giorni più "accesi" della sua rivoluzione, che ha portato alla caduta del regime trentennale di Hosni Mubarak. La protesta, questa volta, è contro un altro tipo di regime, quello dei militari, che dalle dimissioni del rais detiene di fatto il potere nonostante si sia insediato un "governo provvisorio". Quegli stessi militari che molti media internazionali "lodavano" per aver aiutato i manifestanti durante la "primavera araba", che però, sarebbe bene forse ricordare, chiedevano espressamente la formazione di "un nuovo governo non militare che abbia a cuore gli interessi degli egiziani". Con la caduta di Mubarack, tuttavia, il potere è passato nelle mani del Consiglio Supremo delle Forze Armate (CSFA). Le proteste in Egitto, che si sono riversate ancora una volta in Piazza Tahrir, sono scoppiate, pare, dopo il raduno di venerdì scorso "per la protezione della democrazia", visto che nei giorni precedenti il vice primo ministro egiziano, Ali el Selmi, avrebbe proposto di cambiare la costituzione per far ottenere una "speciale immunità ai militari e di sottrarre i loro bilanci ai controlli del Parlamento" come riporta Rainews (http://is.gd/D9UDOJ). Il portavoce del Movimento 6 Aprile, Mahmoud Afifi, spiegherebbe infatti che la richiesta dei manifestanti è quella di "fissare un'agenda per la consegna del potere a un presidente, un civile, al massimo entro il prossimo aprile", e non tra il 2012 e il 2013 come sarebbe in programma. Per tutto il weekend le proteste hanno infuocato molte città dell'Egitto, continuate anche nella giornata di lunedì. Piazza Tahrir è il centro degli scontri, anche se i manifestanti hanno tentato di raggiungere il Ministero dell'Interno, sede immediatamente difesa dai militari che hanno schierato i carri armati. Le notizie sono ancora frammentarie, anche se si parla già di una quantina di morti e centinaia di feriti. Il Tgcom riporta che "un medico ha invece riferito di aver visto almeno 15 persone uccise a colpi di arma da fuoco" (http://is.gd/aPBH9i). Nella serata di lunedì l'annuncio delle dimissioni del primo ministro egiziano, Essam Sharaf, che rimette il proprio mandato a disposizione del Consiglio Supremo delle Forze Armate. In un primo momento le dimissioni sembravano essere state accettate, mentre poco dopo arriva la smentita. La notizia ha riversato migliaia di egiziani in piazza Tahrir, che sembrano intenzionati a protestare finché il Consiglio supremo militare non trasferirà completamente il potere a un governo civile. La non accettazione delle dimissioni di Essam Sharaf sembra essere una "presa di tempo", poiché il Consiglio Supremo delle Forze Armate starebbe cercando di raggiungere un accordo per la nomina di un nuovo premier. Nel frattempo, il vice primo ministro egiziano, Ali el Selmi, ha affermato che le elezioni parlamentari si terranno secondo il calendario già previsto, cioè a partire dal 28 novembre, quando si voterà per la Camera bassa del parlamento, mentre il voto per la Camera alta, la Shura, dovrebbero aver luogo il prossimo 29 gennaio.

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