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Egitto: oltre 40 chiese profanate. Vescovo di Assiut: libertà più importante degli edifici

Mentre l'Egitto è sull'orlo della guerra civile, e il governo ad interim sembra voler proclamare le legge marziale, i sostenitori di Morsi, il presidente deposto lo scorso 3 luglio con un colpo di Stato, sfogano la loro rabbia devastando e profanando le chiese cristiane. Kyrillos William Samaan, vescovo cattolico di Assiut, sottolinea: "Se noi cristiani dobbiamo pagare il caro prezzo della volontà del popolo egiziano per la libertà, per la democrazia, per uno Stato moderno, lo paghiamo".

I morti in Egitto orami non si contano più. Il Paese è ormai in piena guerra civile, e a quanto sembra presto protrebbe essere proclamata la legge marziale. Gli scontri tra i militari ed i sostenitori del presidente islamista Mohammed Morsi, deposto lo scorso 3 luglio con un colpo di Stato, non si placano. Il "Giorno della collera" si è svolto a piazza Ramses, dove è stata perpetrata una nuova strage. Mentre i militari sparano sui manifestanti dagli elicotteri, la Guida suprema dei Fratelli Musulmani, Mohammed Badie, incita i suoi: "Il popolo che manifesta pacificamente nonostante la ferocia del colpo di Stato militare, resisterà fino a quando il golpe svanirà". I Fratelli Musulmani indicano gli Stati Uniti come organizzatore occulto del golpe anti-islamista, ma ad essere colpiti sono soprattutto i luoghi di culto ed i simboli cristiani. Come riporta l'Avvenire, Kyrillos William Samaan, vescovo cattolico di Assiut, nell'Egitto centrale, ricorda: "Lo avevano detto: pagherete un caro prezzo. Ma mai prima una aggressione di massa, evidentemente preparata da tempo. Hanno sfogato su di noi la loro rabbia". Finora sono state razziate, profanate e date alle fiamme oltre 40 chiese, tra cui 10 cattoliche. Su Twitter e Facebook gli utenti egiziani postano le foto delle chiese ormai distrutte dalla furia devastatrice dei sostenitori di Morsi, e c'è chi tenta di creare una lista sempre aggiornata dei luoghi di culto presi d'assalto, come fa Amira Mikhail sul suo blog.

A condannare la persecuzione contro i cristiani anche Ahmed al-Tayyeb, il grande imam di al-Azhar, che in un sermone mandato in onda in diretta televisiva invita alla riconciliazione nazionale. Barnaba el-Soryany, vescovo copto ortodosso di Roma, critica invece l'atteggiamento dei Paesi occidentali, affermando: "Gli europei appoggiano unicamente una parte senza condannare le violenze perpetrate dalla Fratellanza". Ieri, il capo della diplomazia UE , Catherine Ashton, ha infatti dichiarato che la responsabilità del massacro in Egitto ricade principalmente sul governo ad interim egiziano. Dopo le parole pronunciate a Castel Gandolfo per la Solennità dell'Assunta, dove Papa Francesco ha assicurato la su preghiera "per la pace, il dialogo, la riconciliazione in quella cara Terra e nel mondo intero", il Santo Padre anche oggi "continua a seguire con crescente preoccupazione le gravi notizie che giungono dall'Egitto e continua a pregare perché cessi la violenza e affinché le parti scelgano la via del dialogo e della riconciliazione".

Gli islamisti sono "contro il governo, contro la polizia e contro i cristiani perché sono persuasi dal fatto che questi siano la causa della caduta del regime di Morsi" spiega Kiryllos William Samaan a Davide Maggiore di Radio Vaticana. Il vescovo di Assiut però sottolinea: "Se noi cristiani dobbiamo pagare il caro prezzo della volontà del popolo egiziano per la libertà, per la democrazia, per uno Stato moderno, lo paghiamo. E lo facciamo per la nostra patria, per l'Egitto. Le costruzioni possono essere riparate, ma la libertà è molto più importante degli edifici".

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