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Egitto: molotov e scontri. Per transizione c'è piano non scritto?

In Egitto è il nono giorno di proteste, con ancora morti e tanti feriti. A causa di lanci di molotov si è sviluppato un incendio nel museo egizio del Cairo. Mubarak vuole rimanere al potere fino alle prossime elezioni ma il movimento non ritiene soddisfatte le loro richieste.

Il presidente egiziano Hosni Mubarak, durante un intervento televisivo alla nazione, ha assicurato che non si ricandiderà alle prossime elezioni ma che ha intenzione di rimanere in carica fino ad allora, cioè fino a settembre 2011. Una proposta che non è piaciuta né ai manifestati né ai Fratelli Musulmani (organizzazione islamica con un approccio di tipo politico all'Islam , Wikipedia). Contrario al discorso del presidente anche il movimento giovanile "6 aprile" che afferma che si continuerà a protestare "fin quando non verranno soddisfatte le richieste, soprattutto la domanda di dimissioni di Mubarak e del suo governo".
Anche i Fratelli Musulmani rifiutano qualsiasi tipo di dialogo, nonostante il governo egiziano ha dichiarato che sarebbe disposto a "parlare con tutti".
Solidale con il "popolo egiziano" non solo l'Unione Europea, che auspica una "transizione ordinata ed elezioni libere ed eque", ma anche e soprattutto gli Stati Uniti. Barack Obama, infatti, chiede che "la transizione cominci ora".
Ma la situazione geopolitica è tutt'altro che facile. Israele, per esempio, ricorda ad Obama e a tutti i leader occidentali che se ci sarà un nuovo governo egiziano questo dovrà rispettare l'accordo di pace firmato nel 1979, tanto che il premier israeliano Benjamin Netanyahu sembra avere l'intenzione di fissare tutta una serie di condizioni. "Non ci opponiamo alla democrazia in Egitto - fanno sapere alcuni funzionari di Gerusalemme - ma per noi è importante tutelare l'accordo di pace" (che ricordiamo è stato sottoscritto proprio con Hosni Mubarak). Insomma, Mubarak era un alleato importante di Israele e questa situazione, fanno intendere da Gerusalemme, deve essere ben gestita.
Intanto questo è il nono giorno di scontri, con ancora morti e centinaia di feriti. Sembra che inoltre, a causa di lanci di molotov, si sia sviluppato un incendio nel museo egizio del Cairo. Di qualche giorno fa la notizia che qualcuno aveva provato a saccheggiare il museo, per fortuna non causando troppi danni tranne la "decapitazione" di un paio di mummie e qualche reperto archeologico rotto. Non si sa ancora invece se le fiamme di oggi abbiano raggiunto i reperti e se abbiano causato seri danni.
Mentre Hosni Mubarak sembra per ora intenzionato a rimanere al potere per poter "gestire la transizione", il ministero della Difesa del Cairo chiede invece ai manifestanti di "tornare a casa" spiegando che le "richieste sono state recepite" ma che non si può "continuare a stare in strada ancora a lungo interrompendo la vita del Paese". "Non ve lo chiediamo con la forza, ma con il dialogo" si conclude la nota del ministero.
Un dialogo per ora interrotto e solo in futuro si potrà capire se le "diverse forze di opposizione" egiziane stanno appoggiando "un piano non scritto per una transizione verso una democrazia parlamentare, con meno poteri al presidente della Repubblica, e più al primo ministro e al parlamento. Il tutto da portare a compimento prima delle elezioni presidenziali in programma nel 2011", come rivela WikiLeaks dalle pagine del "The Telegraph" di qualche giorno fa (Egitto è una nuova "rivoluzione colorata"? Clinton e il dopo Mubarak - http://tinyurl.com/68qw4df).

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