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Egitto: la disobbedienza civile in piazza. Governo in mano a militari

In Egitto si contano ormai 100 vittime ma il popolo non cerca lo scontro e lotta attraverso il metodo della "disobbedienza civile" (quella di Ghandi). Per tutta risposta Mubarak, che non intende lasciare la poltrona, si affianca ai vertici militari.

Dopo cinque giorni di manifestazioni si contano già 100 morti, ma quella che si sta combattendo in Egitto non è una guerra ma una "disobbedienza civile" contro un regime che dura ormai da 30 anni. Il popolo che scende in piazza non vuole un colpo di Stato ma finalmente un Egitto libero, tanto che è stato diffuso anche un "manuale della rivoluzione" (http://tinyurl.com/5vxw9t6) che cerca di indicare ai manifestanti come agire. Il manuale, pare realizzato da diversi blogger, è stato poi inviato al Guardian e all'Atlantic, e sembra che ormai ogni egiziano ne possega uno. Anche oggi (29 gennaio) al Cairo, nonostante il Presidente egiziano Hosni Mubarak abbia imposto il coprifuoco, centinaia di migliaia di persone dalle 8 del mattino hanno infatti cominciato a muoversi verso piazza Tahrir. Lo scopo del popolo egiziano è "la caduta di Hosni Mubarak e dei suoi ministri" e la formazione di "un nuovo governo non militare che abbia a cuore gli interessi degli egiziani", tanto che le loro "armi" sono uno scudo e uno spray, eventualmente per difendersi dagli attacchi della polizia e dell'esercito, occhiali protettivi, un fazzoletto per proteggersi dai gas lacrimogeni.
I manifestanti, infatti, non cercano lo scontro contro le forze di polizia tanto che nel "manuale del rivoluzionario" una regola da seguire è quella di "convincere elementi della polizia e dell'esercito a stare dalla parte del popolo". Anche durante gli scontri a piazza Tahrir in molti hanno cercato di far capire le loro intezioni pacifiche e le cronache ci raccontano di manifestanti che cercano di stringere le mani ai soldati e di farsi fotografare insieme davanti ai carri armati ormai schierati nelle città. Gli egiziani lottano attraverso il metodo della "disobbedienza civile" di massa, quella che grazie alla guida di Ghandi ha portato l'India all'indipendenza.
E mentre il popolo egiziano insegna al mondo intero che la pace si ottiene solo seminando la pace, tanto che chi può porta con sé una "rosa" da offrire magari al proprio aggressore, il governo di Mubarak è ormai in mano ai militari. Il rais ha fatto dimettere tutti e ha nominato come vicepresidente il generale Omar Suleiman, capo dei servizi segreti, e come premier Ahmed Shafiq, ministro uscente dell'aviazione civile ed ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare. E questo perché l'ottantenne Hosni Mubarak non intende lasciare la poltrona e il potere che si è costruito in questi anni.

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