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Egitto è una nuova "rivoluzione colorata"? Clinton e il dopo Mubarak

Forse quella in Egitto un domani si potrà annoverare tra le cosiddette "rivoluzioni colorate". Un cablogramma di WikiLeaks rivelerebbe un'alleanza USA-dissidenti egiziani per rovesciare "nel 2011 il governo del presidente Mubarak". E oggi interviene anche Hillary Clinton.

Chissà se quella in Egitto un domani si potrà annoverare tra le cosiddette "rivoluzioni colorate". In questi giorni il popolo egiziano sta scendendo in piazza per cercare di rovesciare il governo di Hosni Mubarak, e lo fa attraverso il metodo della "disobbedienza civile". Ma come ben sanno gli attenti osservatori, la disobbedienza civile spesso ha bisogno di una guida (come quella di Ghandi, per intenderci), che appunto ispiri il movimento. In Egitto sembra non esistere tale leader ma in compenso pare che circoli un "manuale della rivoluzione" dove viene indicato come comportarsi durante i sommovimenti di piazza. Un "manuale" pare realizzato da un gruppo di blogger (http://tinyurl.com/5vxw9t6) ma qualcuno pensa che dietro ci possa anche essere la "longa manus" di qualcun'altro.
Nel manuale viene spiegato che le uniche "armi" di cui il rivoluzionario deve essere dotato sono per esempio uno "scudo" e uno spray per difendersi, e una "rosa" da porgere alla polizia in segno di pace.
Proprio l'utilizzo della rosa rievoca alla mente le passate "rivoluzione colorate" dove i manifestanti hanno adottato uno specifico colore o appunto un fiore come loro simbolo.
Come scrive Wikipedia "i governi risultato delle rivoluzioni colorate hanno operato un'apertura ad occidente" e le rivoluzione colorate "coronate da successo si sono avute in Serbia (Rivoluzione del 5 ottobre del 2000), Georgia (Rivoluzione delle Rose, 2003), Ucraina (Rivoluzione Arancione, dicembre 2004 e gennaio 2005) e (benché con derive violente) Kirghizistan (Rivoluzione dei Tulipani, 2005)". Forse un tentativo di "rivoluzione colorata" è stata messa in atto anche in Iran con le proteste post-elettorali del 2009-2010, tanto che furono definite "Green revolution (Rivoluzione verde)".
Secondo alcuni critici, riporta sempre Wikipedia, "questi movimenti non sarebbero altro che un fenomeno orchestrato o utilizzato da una nuova èlite, solo più giovane e filo-occidentale, brava ad incanalare il malcontento generale grazie anche al sostegno esterno allo scopo di raggiungere il potere" (http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzioni_colorate).
Questa premessa potrebbe tornare utile agli appassionati di storia dal momento che ieri il quotidiano britannico "The Telegraph" ha pubblicato un documento diplomatico riservato diffuso da WikiLeaks.
Il nuovo cablogramma risalirebbe al 30 dicembre 2008 e proverrebbe dall'ambasciata USA al Cairo. Nel documento l'ambasciatrice Margaret Scobey spiegherebbe che un "giovane dissidente" egiziano del movimento "6 aprile" sarebbe stato "aiutato dalla stessa ambasciata a partecipare a un incontro di dissidenti a Washington, il summit della 'Alliance of Youth Movements' ", come riporta anche repubblica.it (http://tinyurl.com/6x8wmwc).
Citando la Repubblica "L'incontro, promosso dal Dipartimento di Stato, è avvenuto alla presenza di esperti e funzionari del governo americano. Al suo ritorno al Cairo il dissidente egiziano ha rivelato ai diplomatici USA che era stata formata un'alleanza fra gruppi di opposizione, con un piano per rovesciare nel 2011 il governo del presidente Mubarak. L'obiettivo del piano è installare un governo democratico in Egitto, prima delle elezioni presidenziali previste per il settembre di quest'anno".
Il cablogramma dell'ambasciatrice americana rivelerebbe poi che ci sarebbero "diverse forze di opposizione" egiziane decise ad "appoggiare un piano non scritto per una transizione verso una democrazia parlamentare, con meno poteri al presidente della Repubblica, e più al primo ministro e al parlamento. Il tutto da portare a compimento prima delle elezioni presidenziali in programma nel 2011". Il documento si chiuderebbe specificando che il piano sarebbe "così delicato da non poter essere messo per iscritto".
Oggi il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha sottolineato che gli Stati Uniti desiderano per l'Egitto una "transizione ordinata" aggiungendo che il presidente egiziano Hosni Mubarak, da sempre loro alleato, "non ha fatto abbastanza" e che "il processo è appena iniziato".

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