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Egitto, UE: non c'è Primavera araba senza pace interreligiosa

La manifestazione al Cairo promossa dai cristiano copti-ortodossi è degenerata in un bagno di sangue. Dietro l'intolleranza anche molte ragioni politiche, tanto che Jerzy Buzek, presidente dell'Europarlamento esorta i leader politici e religiosi dell'Egitto a "raggiungere la pace interreligiosa".

"Si tratta di una crisi profonda che potrebbe sfociare in una guerra civile. Potrebbero esserci conseguenze terribili". E' così che uno dei candidati alla presidenza dell'Egitto, Amr Moussa, commenta la manifestazione di domenica 9 ottobreal Cairo, finita nel sangue, dove sono rimasti uccisi almeno 24 cristiani copti-ortodossi (anche se alcune fonti parlano di 36 vittime), che stavano partecipando ad una manifestazione organizzata per protestare contro l'ennesimo incendio di una Chiesa nella regione, questa volta ad Aswan, nel sud dell'Egitto. A provocare le violenze, anche se la dinamica dei fatti non è ancora del tutto chiara, le "provocazioni" di gruppi estremisti, che stando a diverse fonti hanno causato l'intervento delle forze dell'ordine, già schierate in assetto antisommossa. "Testimoni hanno anche riferito di un veicolo militare che ha schiacciato alcune persone inermi", come racconta Alessandro Gisotti di Radio Vaticana (http://is.gd/7v8s1T). "Quella di ieri è stata una protesta pacifica segnata dall'intervento delle forze dell'ordine" spiega invece alla Sir padre Luciano Verdoscia, missionario comboniano da oltre 20 anni al Cairo (http://is.gd/ebAIWL), evidenziando che sono state anche "le dichiarazioni di gruppi dei salafiti e dei fratelli musulmani che vogliono un Governo islamico con tutte le discriminazioni che potrebbe apportare" a contribuire a questo clima di odio, anche perché le tensioni tra copti e musulmani si sono aggravate proprio dalla caduta di Hosni Mubarak. Molti osservatori sottolineano infatti che tutto ciò servirebbe per cercare di "pilotare", in qualche maniera, il voto del prossimo 28 novembre (Camera bassa) e poi del 29 gennaio 2012 (Camera alta o Shura), poiché questi gruppi punterebbero ad un "Governo islamico", con l'applicazione della Sharia nella riforma della Costituzione. "Le dichiarazioni dei salafiti creano molta preoccupazione, perche vogliono tornare a trattare i cristiani come nei periodi più oscuri dell'impero ottomano", spiega alla Sir (http://is.gd/x3xMI0) anche il patriarca di Alessandria dei copti cattolici, il card. Antonios Naguib, precisando infatti che nonostante la "Dichiarazione di Al-Azhar, del 19 luglio 2011 (http://is.gd/8wPUCK, ndr)" sia "molto positiva e segna una posizione chiara e decisa per uno stato nazionale (evitando il termine 'civile'), democratico e moderno", dall'altra parte "pone la 'Sharia' come principio ispiratore della costituzione e della legislazione" e per questo, evidenzia il patriarca, "non si vede bene come conciliare i due aspetti". Il patriarca di Alessandria Antonios Naguib spiega poi che appare inoltre "ovvio" come la crisi economica e il caro vita possa indirizzare ulteriormente gli egiziani verso una direzione fondamentalista quando andranno a votare, perché "gli Islamisti sfruttano questa carta con molta abilità. Vendono le merci, specialmente gli alimentari e i vestiti, con prezzi ridotti, e danno degli aiuti generosi ai bisognosi - commentando che - questo è un mezzo efficace per guadagnare consensi". Il futuro dell'Egitto rimane quindi incerto, e anche per questo la preghiera del cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali (al microfono di Romilda Ferrauto di Radio Vaticana - http://is.gd/rdOpBv) è che la "cosiddetta 'Primavera araba' sia veramente un anticipo di una pace ricercata da tutti, per la democrazia, per il dialogo, per l'intesa, per il rispetto della dignità della persona umana, specialmente per il rispetto della libertà religiosa, per il rispetto delle minoranze, affinché si possa costruire, in questo grande Paese che è l'Egitto, una società nella quale si possa vivere in pace, con la speranza di un futuro sicuro per tutti". Il cardinale Sandri spera infatti che "tutto questo movimento", iniziato il 25 gennaio scorso e che ha portato alla caduta di un regime al potere da oltre 30 anni (http://is.gd/D0YdMH) "porti frutti non di violenza, non di divisioni, non di uccisioni, non di persecuzioni ma di intesa, di dialogo, sapendo introdurre nel comune lavoro per l'edificazione del nuovo Egitto tutte le componenti della società, e in particolare i copto-ortodossi e la nostra piccola comunità copto-cattolica". Il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali auspica inoltre che "le autorità, in particolare le autorità nazionali dell'Egitto, sappiano far fronte a tutte le aggressioni possibili contro i cristiani, contro i musulmani, contro ogni persona, operando affinché ci sia la sicurezza necessaria, perché sia salvaguardata l'incolumità di ogni cittadino egiziano". "Un grosso problema che l'Egitto si trova ad affrontare è la mancanza di qualcuno al potere con l'autorità e la credibilità per rasserenare la situazione", spiega infatti un diplomatico occidentale alla Reuters (http://is.gd/C6Dxgo), come anche il patriarca di Alessandria sottolinea che "sono passati circa 8 mesi dalla rivoluzione del 25 gennaio e il cammino verso l'auspicata democrazia sembra procedere con lentezza". Anche per questo padre Luciano Verdoscia afferma che la comunità internazione "non può restare ferma davanti a quanto sta accadendo" perché "è importante che i Paesi democratici facciano sentire la loro voce alle istituzioni che stanno al governo del Paese". Un primo appello, dopo i violenti scontri di domenica 9 ottobre al Cairo, arriva da Jerzy Buzek, presidente dell'Europarlamento, chiarendo che "i ripetuti attacchi contro le chiese, specie nel governatorato di Assuan, sono totalmente inaccettabili", e per questo si dice "profondamente colpito dalle violenze contro la minoranza cristiana in Egitto", come riporta la Sir (http://is.gd/tG3pFY). Buzek esorta quindi i leader politici e religiosi dell'Egitto ad accrescere gli sforzi "per raggiungere la pace interreligiosa", se il Paese "vuole trasformare la Primavera araba in un definitivo successo", ricordando che "la democrazia non prevede solo il ruolo della maggioranza, ma anche la protezione delle minoranze" e che quindi "l'Egitto deve pienamente rispettare i suoi impegni verso la libertà di religione e di coscienza che è una parte essenziale dei diritti umani universali".

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