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Egitto: Parlamento sciolto. Paura dei Fratelli Musulmani?

La Corte Costitituzionale dell'Egitto ha sciolto il Parlamento appena eletto. Piovono le critiche sulla sentenza, e si ipotizza che il verdetto sia legato ad una politica di ridimensionare l'ascesa dei partiti islamici, Fratelli Musulmani in testa.

Caos in Egitto dopo che la Corte Costituzionale egiziana ha stabilito l'incostituzionalità della legge elettorale per quanto riguarda il terzo di seggi in Parlamento attribuito con il maggioritario. Un terzo quindi del Parlamento è stato pertanto sospeso, e tale decisione ha comportato lo scioglimento del Parlamento.
A decretarlo lo stesso vice presidente della corte, Maher Sami, che specifica però che, paradossalmente, le leggi fino a ora approvate rimarranno in vigore.
Sembra che dopo tale verdetto, il consiglio supremo dell'esercito, salito al potere dopo la caduta di Hosni Mubarak, si sia quindi riunito con l'intenzione di tornare a guidare l'Egitto fino a quando non vi saranno nuove elezioni.
Piovono peròle critiche contro la sentenza della Corte Costituzionale, a partire da quelle dei Fratelli Musulmani che ritengono il verdetto un vero e proprio "colpo di Stato totale che annulla 16 mesi di storia della patria", come accusa Mohamed Beltagui, del comitato esecutivo.
In molti pensano, soprattutto tra chi non vuole rivedere i militari al potere, che quella della Corte Costituzionale egiziana possa essere stata una "sentenza pilotata", atta a ridimensionare l'ascesa dei partiti islamici, soprattutto a causa delle loro posizioni intransigenti verso Israele, con cui vige un accordo di pace firmato dall'Egitto di Mubarak nel 1978.
Dubbi che vengono rafforzati dal fatto che invece viene validata dalla Corte Costituzionale la candidatura alle presidenziali di Ahmed Shafiq, che fu premier durante la presidenza di Hosni Mubarak.
Su Twitter Mohamed El Baradei, che ha abbandonato a gennaio la sua corsa alle presidenziali, è altrettanto critico, sottolineando che per uscire da questa "impasse" ci sono solo due strade: l'elezione di un consiglio presidenziale o di un presidente ad interim, e la nomina di un governo di unità nazionale e di una commissione per scrivere la Costituzione.

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