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Egitto: Mubarak si dimette. Obama: transizione "è solo all'inizio"

L'Egitto "non sarà più lo stesso" afferma Barack Obama dopo l'annuncio delle dimissioni di Hosni Mubarak. "La giornata di oggi appartiene al popolo egiziano" dice Obama, ma qualche attento analista di geopolitica non dimentica le rivelazioni di WikiLeaks.

L'Egitto "non sarà più lo stesso" afferma il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama dopo l'annuncio di dimissioni di Hosni Mubarak. Le dimissioni arrivano ieri quasi all'improvviso, visto che solo il giorno prima il presidente egiziano, al potere ormai da 30 anni, aveva affermato parlando alla nazione che avrebbe sì passato il potere al suo vice Omar Suleiman ma che avrebbe anche guidato la transizione fino alle prossime elezioni di settembre. Una decisione che incendiò piazza Tahrir e mise in imbarazzo lo stesso Obama, ormai sicuro che Mubarak si sarebbe fatto da parte. Solo due giorni fa, quindi, Mubarak aveva sottolineato che non avrebbe accettato nessun "diktat da altri Paesi", ed era chiaro che si riferisse in particolar modo agli Stati Uniti. Ieri poi l'annuncio delle dimissioni e la "fuga" dal Cairo per Sharm el-Sheik. Una vittoria di piazza, dicono quasi tutti, forse una forzatura USA, dice qualcun'altro. Fatto sta che da oggi lo scenario del Medio Oriente muta radicalmente, visto che oltre al rais egiziano anche il dittatore tunisino Ben Ali era fuggito in volo solo poche settimane fa.
In tutto questo l'attenzione di Gerusalemme rimane alta, visto che Mubarak non era solo, fino a poco tempo fa, un alleato americano ma anche e soprattutto dello Stato di Israele, che teme un prossimo governo egiziano fortemente integralista.
E infatti dalla Striscia di Gaza sembrano già essere iniziati i primi festeggiamenti cavalcando l'onda di entusiasmo egiziana, tanto che l'ex ambasciatore israeliano al Cairo, Zvi Mazel, sottolineerebbe come oggi "gli Stati Uniti hanno perso la maggior parte della loro influenza nella regione".
E mentre da una parte Barack Obama afferma che "la giornata di oggi appartiene al popolo egiziano" dall'altra invita l'esercito a "tutelare i diritti dei propri cittadini" perché la transizione "è solo all'inizio".
Ma se il capo della diplomazia dell'UE, Catherine Ashton, afferma che Mubarak "ha ascoltato la voce del popolo egiziano" qualche attento analista di geopolitica non dimentica quel cablogramma, datato 30 dicembre 2008, e pubblicato da WikiLeaks che rivelerebbe che un dissidente egiziano del movimento "6 aprile", dopo aver partecipato al summit "Alliance of Youth Movements" di Washington, spiegherebbe "ai diplomatici USA che era stata formata un'alleanza fra gruppi di opposizione, con un piano per rovesciare nel 2011 il governo del presidente Mubarak. L'obiettivo del piano è installare un governo democratico in Egitto, prima delle elezioni presidenziali previste per il settembre di quest'anno" (Egitto è una nuova "rivoluzione colorata"? Clinton e il dopo Mubarak - http://tinyurl.com/68qw4df).

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