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Ecuador: militari in rivolta, banche e aeroporti bloccati

Nella capitale dell'Ecuador, a Quito, la tensione è alle stelle. Il governo del Presidente Rafael Correa ha bloccato il pagamento di bonus alle forze dell'ordine e queste hanno cominiato una rivolta. Correa pensa di sciogliere il Parlamento.

Nella capitale dell'Ecuador, a Quito, la tensione è alle stelle. Il governo del Presidente Rafael Correa ha bloccato il pagamento dei benefici fiscali e delle indennità al personale delle forze dell'ordine e per tutta risposta poliziotti e militari hanno invaso la città. La rivolta è iniziata alle 7 del mattino, ora locale, quando i poliziotti si sono rifiutati di entrare in servizio. Non essendoci più la sicurezza delle forze dell'ordine a Quito le banche e molti centri commerciali hanno preferito rimanere con le saracinesche abbassate.
Davanti alla caserma dove è iniziata la protesta, nel Regimento Quito, sono scoppiati violenti scontri, soprattutto dopo che il presidente Correa ha detto che non farà "alcun passo indietro" e che i poliziotti e i militari possono "occupare le caserme, lasciare i cittadini indifesi, tradire la patria" ma tanto lui "non cederà".
Intanto Diego Borja, capo della banca centrale dell'Ecuador, invita tutti i cittadini ecuadoregni a non allarmarsi e soprattutto a non ritirare soldi. Anche l'aeroporto internazionale è stato chiuso al traffico, sia per mancanza di sicurezza sia perché gruppi di soldati hanno bloccato le piste.
Intanto Rafael Correa sta pensando di sciogliere il Parlamento per poi governare per decreto fino alle prossime elezioni.

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