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Ebola: infermiere Emergency positivo a virus 5 giorni dopo rientro a Sassari

Un infermiere di Emergency è risultato positivo al virus Ebola 5 giorni dopo il suo rientro in Italia, a Sassari (Sardegna). L'infermiere è stato trasferito allo Spallazani di Roma, e due familiari dell'operatore sarebbero in isolamento. Non si comprende però il perché, per un malattia così contagiosa come l'Ebola, la quarantena non venga effettuata prima del rientro degli operatori.

Ormai l'Ebola non fa più notizia, come se la diffusione del contagio possa avvenire solo in Africa. Dopo il medico infettato nel novembre scorso, anche un infermiere di Emergency tornato in Italia il 6 maggio è risultato positivo al virus Ebola 5 giorni dopo il suo rientro. Emergency in una nota rassicura che "l'operatore effettuava regolarmente l'automonitoraggio delle proprie condizioni e questo ha permesso di intervenire tempestivamente per evitare un possibile contagio". Non si comprende però il perché, per un malattia così contagiosa come l'Ebola, la quarantena non venga effettuata prima del rientro degli operatori. L'infermiere di Emergency lavorava in Sierra Leone dal 15 febbraio ed il 6 maggio, appunto, è rientrato a Sassari (Sardegna). I primi sintomi che potevano far pensare che fosse stato contagiato dal virus Ebola sono iniziati il 10 maggio in tarda serata, ed Emergency informa che l'infermiere ha quindi "applicato le procedure per l'isolamento" e chiamato il 118, che lo ha immediatamente trasportato nel reparto specializzato dell'ospedale di Sassari. I campioni di sangue inviati all'ospedale Spallazani di Roma sono quindi risultati positivi al test per il virus Ebola. L'infermiere di Emergency è stato quindi trasferito nella notte tra il 12 ed il 13 maggio presso lo Spallanzani con un volo miltare e attraverso misure di biocontenimento. Emergency assicura che "il virus Ebola è contagioso solo dopo l'insorgenza dei sintomi e che viene trasmesso esclusivamente attraverso il contatto diretto con fluidi corporei". Da rammentare, però, che la trasmissione del virus Ebola può avvenire anche attraverso le "goccioline" della tosse o di uno starnuto. E' stato il Centers for Disease Control and Prevention americano ha rivelare che il virus dell'Ebola rimane "vivo" anche su varie superfici, avvisando che "una persona potrebbe infettarsi toccando prima un oggetto che ha germi su di esso e poi la bocca o il naso". Inoltre, il Defense Threat Reduction Agency, agenzia del Dipartimento di Difesa USA per il contrasto delle armi di distruzione di massa, avverte che l'Ebola è addirittura "aerostabile" (aerostable, ndt) con il virus che può "sopravvivere per lunghi periodi in diversi liquidi e può essere trovato su superfici in plastica e in vetro per oltre 3 settimane". Di pochi giorni fa, inoltre, la scoperta che il virus Ebola può continuare a sopravvivere e replicarsi per mesi all'interno degli occhi di un paziente apparentemente guarito. Un dato che dimostra quanto ancora poco si sappia sull'Ebola e sulla sua possibilità di trasmissione, tanto che in Africa occidentale ha ucciso ben oltre 10mila persone e continua a contagiarne in Sierra Leone e Guinea (la Liberia è stata dichiarata pochi giorni fa libera dal virus). Nonostante questo, nel 2015 le basilari regole della quarantena sembrano a volte un concetto di medicina preventiva superato e demodé. Attualmente, però, altre due persone sono in isolamento a scopo precauzionale: sarebbero i familiari entrati in contatto con l'infermiere sassarese di Emergency dal 6 al 10 maggio.

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