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Ebola in Spagna: trattamento con anticorpi. 22 persone sotto osservazione

Dopo il primo caso di Ebola in Europa, in Spagna sono in isolamento altre tre persone (tra cui il marito dell'infermiera) e sotto stretta osservazione altre 22. Sembra infatti che la paziente abbia avuto i primi sintomi dell'Ebola non il 6 ottobre, quando è stata ricoverata, ma il 30 settembre, quando ha cominciato ad accusare febbre e stanchezza. Non è ancora chiaro come l'infermiera possa aver contratto l'Ebola.

Dopo il primo caso di Ebola in Europa, con l'infermiera spagnola in isolamento in un'ospedale alle porte di Madrid, altre tre persone sono state messe in quarantena in Spagna. Una di queste, un'altra infermiera, sarebbe risultata negativa al test dell'Ebola, stando alle ultime analisi. Il marito dell'infermiera contagiata e un nigeriano, invece, rimangono ancora in isolamento e sotto osservazione costante. Il marito dell'infermiera, anche se non ha sintomi, è stato messo in quarantena perché, ovviamente, ha avuto contatti stretti con la malata di Ebola. Il secondo uomo in isolamento, invece, è un uomo appena rientrato dalla Nigeria, ed attende il riscontro di un secondo test del sangue (il primo è risultato negativo) prima di essere dimesso. Sotto stretta sorveglianza, ma non in quarantena, altre 22 persone, che hanno avuto contatti diretti con l'infermiera che ha contratto l'Ebola. Sembra infatti che la donna abbia avuto i primi sintomi dell'Ebola non il 6 ottobre, quando è stata ricoverata, ma il 30 settembre, quando ha cominciato ad accusare febbre e stanchezza. All'epoca, nessuno ha pensato ad un possibile caso di Ebola anche perché l'infermiera, pur facendo parte dell'equipe medica che aveva in cura il prete missionario Manuel García Viejo (morto il 26 settembre), indossava misure di protezione "estreme". Come, quindi, un fluido corporeo del missionario possa aver infettato la donna, non è ancora chiaro. Le autorità internazionali smentiscono però al contempo che il virus Ebola possa essere mutato, causando la trasmissione via aerea. Il direttore dell'ospedale di La Paz, che dipende dal Carlo III di Madrid, spiega che la paziente verrà trattata attraverso la somministrazione di anticorpi generati da una persona che aveva contratto il virus Ebola.

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