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Ebola: il terzo caso USA ha viaggiato con sintomi in aereo, e 132 persone

Dopo il "paziente zero" Thomas Eric Duncan, una seconda infermiera ha contratto il virus Ebola, con contagio sul suolo americano. Il problema, è che la donna ha viaggiato in aereo quando già presentava i primi sintomi del virus Ebola, e a bordo c'erano altre 132 persone. Non è ancora chiaro come le due infermiere possano aver contratto l'Ebola, nonostante per le cure a Duncan indossassero tute tipo Hazmat.

Scoppia la polemica negli Stati Uniti, dopo che si è scoperto che la seconda persona che si è infettata con l'Ebola sul territorio americano ha viaggiato in aereo durante il periodo che era sotto osservazione, e mentre cominciava a presentare i primi sintomi del mortale virus. Ad aver contratto il virus Ebola è l'infermiera Ambra Gioia Vinson, che come l'altro sanitario Nina Pham faceva parte dello staff medico che aveva in cura il "paziente zero" Thomas Eric Duncan, morto la scorsa settimana. Lo scorso weekend la donna da Dallas (Texas) ha preso un aereo per andare a trovare la sua famiglia a Tallmadge (nei pressi di Akron, Ohio). Nel viaggio di ritorno, con la compagnia aerea Frontier Airlines (volo 1143 da Cleveland a Dallas-Fort Worth), la donna è salita sull'aereo pur avendo la febbre, anche se non ancora alta. Nessuno, in aeroporto, ha fermato l'infermiera nonostante la stessa si sarebbe autodenunciata prima di salire in aereo come un caso a rischio Ebola, visto che era stata a stretto contatto con Duncan. La termperatura della donna, prima di salire in aereo, era di 37,5 gradi ma non le è stato impedito di viaggiare perché lo stop arriva quando la febbre raggiunge minimo i 38 gradi Celsius. A bordo con l'infermiera in quello stesso volo c'erano ben 132 passeggeri. Il Centers for Disease Control and Prevention, invece di ammettere di avere dei "protocolli" che non riescono a garantire completamente la sicurezza e quindi il rischio che l'epidemia di Ebola possa diffondersi anche negli Stati Uniti, punta il dito contro l'infermiera che "non avrebbe dovuto viaggiare su una compagnia aerea commerciale". Il portavoce del CDC Tom Frieden afferma infatti che il protocollo per i casi sotto "monitoraggio" impone "la necessità di movimenti controllati. - aggiungendo - Si può viaggiare su un aereo charter, in automobile ma non con il trasporto pubblico". Frieden quindi assicura: "Da questo momento, i movimenti di un individuo sotto monitoraggio per un'esposizione con l'Ebola saranno controllati".

Intanto, però, ben 132 persone avranno avuto ulteriori "contatti" con familiari ed amici dopo essere scese dall'aereo in cui viaggiava anche l'infermiera con i primi sintomi dell'Ebola. Non è chiaro se il CDC monitorerà o sarà in grado di monitarare centinaia di persone sparse negli Stati Uniti e i loro spostamenti all'interno e fuori dalla nazione. Tom Frieden sembra però non preoccuparsi troppo: "Vinson non aveva la febbre alta quando è salita in aereo. Il livello di rischio per le persone che hanno viaggiato con lei rimane estremamente basso perché durante il volo non ha vomitato e non ha sanguinato". Per il momento, però, non è ancora chiaro come le due infermiere abbiano contratto il virus Ebola, visto che per curare il "paziente zero" indossavano tute tipo Hazmat. Sempre Frieden ipotizza che il contagio possa essere avvenuto prima dell'intervento del CDC. Duncan, infatti, è stato ricoverato e messo in isolamento nell'ospedale texano domenica 28 settembre, ma gli operatori del CDC sono intervenuti solo martedì 30 settembre, il giorno in cui è stata confermata ufficialmente l'infezione da Ebola. Frieden ha affermato che in questi due giorni "di limbro" Pham e Vinson avrebbero avuto "estesi contatti" con Duncan, anche durante i momenti in cui il paziente vomitava o perdeva sangue. Il problema è che il team che aveva sotto osservazione Duncan era composto da una 50ina di sanitari, che in questi giorni non hanno avuto restrizioni di movimento. Ambra Gioia Vinson è attualmente ricoverata all'Emory University Hospital di Atlanta. Durante la sua visita in Ohio ha avuto contatti soprattutto con tre membri della sua famiglia, tutti dipendenti della Kent State University. A queste tre persone è stato chiesto di rimanere fuori dal campus della scuola e di auto-monitorarsi per i prossimi 21 giorni, periodo massimo di incubazione dell'Ebola. La compagnia aerea con cui ha viaggiato l'infermiera ha invece riferito che dopo l'atterraggio a Dallas di lunedì sera, intorno alle ore 20:00 (locali), l'aereo è stato fermo per tutta una notte, e che prima di ripartire "ha ricevuto una pulizia completa come da procedure normali".

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