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Ebola: c'è primo caso negli Stati Uniti. Sotto controllo familiari paziente

Il primo caso di Ebola negli Stati Uniti è stato confermato. Un paziente è ricoverato a Dallas, in Texas, dopo aver contratto il virus Ebola in Liberia, anche se la malattia è sorta solo una volta tornato negli Stati Uniti. Thomas Frieden, direttore del CDC assicura che il paziente non sembrava essere malato mentre ha viaggiato in aereo, e quindi non può aver contagiato gli altri passeggeri.

Il primo caso di Ebola negli Stati Uniti è stato confermato. Stando alle prime informazioni, nella serata di ieri il Centers for Disease Control and Prevention ha infatti ufficializzato che un paziente, di cui finora si ignora l'identità, ricoverato nell'ospedale Health Presbyterian Hospital di Dallas, in Texas, ha contratto il virus Ebola. Il paziente è stato messo in isolamento appena sono stati diagnosticati i primi sintomi del virus Ebola, epidemia che in Africa occidentale ha già ucciso oltre 3mila persone. Il paziente affetto da Ebola sarebbe partito dalla Liberia il 19 settembre, giungendo negli Stati Uniti il giorno seguente. Infatti, nonostante l'altissimo numero di casi di Ebola registrati in Sierra Leone, Guinea e Liberia, le autorità internazionali tra cui l'OMS non hanno mai ritenuto necessario impedire i viaggi da e per i Paesi dell'Africa maggiormente colpiti dalla mortale epidemia. Sembra che il paziente si sia ammalato quando già negli USA, il 24 settembre, ma che si sia rivolto in ospedale solo due giorni dopo. Non è quindi chiaro, ancora, se il paziente possa aver infettato altre persone in questo lasso di tempo. Il periodo di incubazione dell'Ebola, infatti, varia dai 2 ai 21 giorni.

Thomas Frieden, direttore del CDC, assicura però che non vi è alcun pericolo che l'epidemia si diffonda anche negli USA. "E' certamente possibile che qualcuno che ha avuto contatti con questo paziente potrebbe sviluppare Ebola. Ma - afferma Frieden - ho pochi dubbi sul fatto che il contagio si fermerà invece solo a questo caso". Gli infettati dal virus Ebola, infatti, sarebbero contagiosi per gli altri solamente quando cominciano a mostrare i primi sintomi della malattia, come febbre, diarrea e vomito. Poiché il paziente non sembrava essere malato mentre ha viaggiato in aereo, Frieden precisa di non essere quindi preoccupato sul fatto che altri passeggeri scesi negli USA possano aver contratto l'Ebola. Il direttore della CDC ha infatti spiegato che i funzionari della sanità stanno seguendo solo una "manciata" di contatti, tra cui alcuni familiari e amici, per escludere che il paziente possa averli infettati con l'Ebola.

A prova di questa tesi, il fatto che i focolai di Ebola apparsi in un secondo tempo in Nigeria e Senegal attualmente sarebbero sotto controllo. Diverso invece il caso di Sierra Leone, Liberia e Guinea, dove il numero degli infettati sembra continuare a crescere. L'Organizzazione Mondiale della Sanità pochi giorni fa ha comunicato che in questi Paesi il numero di casi di Ebola è andato raddoppiando ogni tre settimane, tanto che il CDC stima che il virus potrebbe infettare fino a 1,4 milioni di persone entro gennaio 2015, se la malattia non verrà rapidamente messa sotto controllo.

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